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sabato 10 maggio 2014

"I gladiatori" di Christian Mann

Dopo l'ultimo viaggio, e pur avendo in passato dedicato diverse letture all'argomento, mi sono accorto che serviva una rinfrescata.
Per questo ho appena letto "I gladiatori", un libro di Christian Mann.
Obiettivi prefissati : riscoprire i meccanismi coi quali il potere dell'Impero controllava popolo e province, ma anche tutte le implicazioni psicologiche legate al fenomeno dei gladiatori.
Il risultato è stato raggiunto.
Il libro è molto curato ed essenziale,sintetico ma affascinante.
Se siete stanchi dei cliché di Hollywood e volete affidarvi alle verità documentate,non perdete questo libro.


mercoledì 30 aprile 2014

"PAURA,UNA STORIA CULTURALE" DI JOANNA BOURKE

Ho letto il libro "Paura, una storia culturale" di Joanna Bourke e ne sono rimasto affascinato.

Investigare la paura, ricercarne i motivi, spiegarne i meccanismi biologici, far luce sull'evoluzione storica di questo che è un sentimento che riguarda tutti, ma che è tra i più oscuri e sconosciuti per l'uomo, questi gli obiettivi del libro. Scoprire quali paure terrorizzassero i nostri antenati e quali invece attanagliano noi, quali invece ci hanno sempre accompagnato e ci spaventano ancora.
E poi le fondamentali differenze tra paura ed angoscia, terrore e panico, combatti o fuggi. 
Non mancano i richiami alla psicologia, a Freud e Jung, alla sociologia, alla biologia, alla filosofia, all'antropologia, alla psicologia sociale ed alle affascinanti teorie sul comportamento delle folle.
E' davvero un biglietto di sola andata per il parco delle paure.

La paura può eccitare, paralizzare, cancellare ogni riflesso d'etica e catapultarci in ogni istante al livello dell'uomo delle caverne. La paura supera le sovrastrutture sociali, la cultura personale, le convinzioni politiche e religiose. La paura è una delle poche energie rinnovabili che non sprechiamo.
Se l'uomo primitivo non avesse avuto paura, a quest'ora la nostra specie sarebbe nell'oblio insieme ai dinosauri.
Un grande libro, da non perdere.
Consigliatissimo.

domenica 6 aprile 2014

MI CERCARONO L'ANIMA-STORIA DI STEFANO CUCCHI

Ho letto il libro di Duccio Facchini "Mi cercarono l'anima.Storia di Stefano Cucchi" e fatico a trovare le parole per esprimere il dolore profondo che ho provato nel ripercorrere questa tragedia.

A suo tempo, come tanti,mi ero documentato sui giornali ed avevo seguito gli sviluppi processuali, ma leggere questo libro mi ha fatto capire che il tempo,purtroppo, spesso lima gli spigoli anche delle storie più tristi e drammatiche.
La sentenza di primo grado,da rispettare, a mio parere non risponde all'esigenza di giustizia e verità per Stefano,per la sua famiglia e per l'Italia intera.

Per questo,come tutti(o quasi),aspetto che la luce della giustizia arrivi a scacciare le tante ombre che ancora si allungano tetre.
Il libro smuove la rabbia,l'incredulità,  ma anche un senso di umana pietà che alla fine ha la meglio.
Un libro che parla alla coscienza di tutti.

Stefano vive nel cuore degli uomini giusti!



sabato 5 aprile 2014

DOCTOR SLEEP DI STEPHEN KING

Ho letto finalmente il nuovo libro di Stephen King, "Doctor Sleep", attesissimo sequel del memorabile "Shining".
Come per ogni "seconda parte", ero un po' preoccupato di restare deluso ma, e questo non stupisce, il maestro King si è superato.
Un libro bellissimo.
La maturità, se possibile, sta regalando alla scrittura di King nuovi riflessi, intarsi pregiati che non fanno che rendere ancora più magico lo stile unico del vero maestro della letteratura horror.
Non voglio dire neanche una parola sulla trama, perché dovete assaporare il libro senza alcuna anticipazione.
Quello che posso dirvi è che, se vi è piaciuto Shining, vi piacerà anche questo!

Qualcosa pero' mi ha stupito non poco.
Nonostante avessi la (solita) smania di finire il libro prima possibile, perché preso in maniera allucinante dalla storia, verso la metà ho iniziato a rallentare, allungando molto i miei canonici tempi di lettura.
Ho cercato di capire questo strano fenomeno e mi sono dato una spiegazione: ho semplicemente razionato la lettura per allungare al massimo il piacere.
Un po' come quando si rallenta nel mangiare il proprio piatto preferito, per gustarsi più possibile il sapore ed allungare la gioia del gusto.

CONSIGLIATISSIMO!


domenica 16 marzo 2014

MALEDETTO SUD DI VITO TETI

Oggi voglio parlare di un libro che è un piccolo scrigno pieno di tesori.
Quando ho scelto di leggerlo, bontà mia, pensavo si trattasse solo di un piccolo saggio antropologico su razzismo e luoghi comuni sui meridionali. 
Intendiamoci, mi sarebbe bastato e avanzato anche solo così.
Ed invece vi ho trovato dentro poesia, psicologia, filosofia, etica, estetica, morale, storia, e chissà quanto altro ancora.
Con la scusa di spiegare quanto siano ingiusti e falsi i luoghi comuni appiccicati nel tempo a noi meridionali, Vito Teti prende per mano il lettore, accompagnandolo sulla via della serenità interiore.
E' un libro per gli emigranti (come me), ma anche per i "rimasti".
E' un libro per gli "spaesati", gli anarchici istituzionalizzati, i sognatori stanchi, i melanconici auto-assoltisi.
E' un libro che, e questo per me è un vero miracolo, mi ha fatto fare qualche passo verso la pace interiore, facendomi dimenticare per un po' la mia mai sanata condizione di emigrante nostalgico e disadattato.
Una delle frasi che spesso mi rigira nella mente, specie quando nel mio mare della nostalgia c'è bonaccia, è "l'anima non emigra".

E lo penso davvero.
Penso davvero che si possa emigrare portandosi dietro i sogni, il cuore ed il cervello, ma non l'anima.

L'anima è troppo pesante per essere anche solo trascinata di qualche passo fuori dai confini dei luoghi della propria infanzia.
Il miracolo di questo libro è che, anche solo per il breve scorrere delle sue pagine, ho sentito l'anima abbandonare la mia Calabria e raggiungermi qui per la prima volta.
L'invito a leggerlo è un dovere morale.

martedì 11 marzo 2014

ADRIANO ZAMPERINI:PRIGIONI DELLA MENTE

Ho letto questo piccolo saggio di Zamperini, incentrato sulle dinamiche psicologiche che si innescano in tutte quelle realtà che prevedono la reclusione e/o la limitazione della libertà (fisica e/o psicologica).
Lo spunto dal quale nasce ed il solco che segue è quello dell'Esperimento Carcerario di Stanford del Prof.Zimbardo, del quale ho già parlato in passato.
Zamperini sintetizza bene quello che la psicologia sociale ha scoperto dopo quell'esperimento, riducendo al succo i tantissimi riflessi che ne derivano.
Per questo ne consiglio la lettura a tutti (anche e soprattutto a chi affronta queste tematiche per la prima volta).

ERRICO MALATESTA: L'ANARCHIA

Pur essendo un figlio "d'arte", o meglio un pro-nipote d'arte, confesso che, prima di affrontare il "programma" di Malatesta, tutto quello che sapevo dell'Anarchia era de relato.
Il nonno di mio padre ed i suoi fratelli, attivi politicamente negli anni '20, si sono infatti suddivisi tra socialisti/comunisti ed anarchici, combattendo attivamente contro il fascismo, sin dalle sue origini.
Per questo, pur con molto ritardo, credo che mi si sia risvegliato qualche carattere trasmesso per via ereditaria. Sarà anche colpa dell'attuale livello politico (indegno), questo non lo nego, ma perché non sognare?
Fatta la premessa, veniamo al libro.
Sono rimasto piacevolmente stupito dalla fattura di questo piccolo saggio, scritto molto bene ed interessantissimo. L'utopia anarchica è spiegata da Malatesta in maniera magistrale e, inutile nasconderlo, il risultato è accattivante.
I perché sono tanti, così come le domande e le risposte conseguenti. 
Ogni opposizione al modello anarchico viene confutata, con tanto di spiegazione.
Sono molto contento di aver letto questo libro, anche se devo dire che l'esserne rimasto affascinato non ha spostato però le mie idee politiche.
L'Anarchia è certamente un modello bellissimo ma, a mio parere, idealizza l'uomo in modo spropositato, contando su di uno slancio etico che la maggior parte degli uomini non possiede.
Siamo esseri fallibili e lo dimostriamo ogni giorno con guerre, violenza, cinismo e cattiveria.
Pochi vorrebbero un mondo privo di regole, perché tanti approfitterebbero in modo negativo del vuoto giuridico-istituzionale.
Quasi tutti accetterebbero un mondo privo di regole, ma solo se avessero la certezza che tutti perseguano il bene personale e del prossimo.
L'Anarchico si colloca in questo secondo caso, dando troppa fiducia all'umanità.
Forse un giorno l'uomo si eleverà eticamente al punto del poter fare a meno di qualsiasi regola precostituita, ma purtroppo oggi bisogna essere realisti.
L'anarchico è contro la proprietà privata e contro ogni forma di repressione dell'uomo sull'uomo (sia la repressione "istituzionale" del governo o delle forze dell'ordine, sia quello dei gruppi di potere sui singoli), ma crede che lasciando alla libera iniziativa degli uomini giusti ogni forma di governo, si possa creare una società modello.
Sarò disfattista, ma credo che la maturità etica della maggior parte degli uomini sia molto lontano dall'essere accettabile.

In ogni caso, consiglio la lettura del libro (sono solo 93 pagine di piccolo formato), soprattutto a quelli che vogliono almeno conoscere l'Anarchia e smetterla di giudicarla basandosi solo su ciò che dicono i detrattori.


lunedì 3 marzo 2014

STEPHEN KING:STAGIONI DIVERSE

Penso capiti a tutti gli uomini e, quindi, accetto con serenità (#papitostaisereno) il fatto che le mie "scimmie" siano cicliche. Alcune non mi mollano mai (gli scacchi, la bici, il blog, la politica, l'Opera,  gli audiolibri, la chitarra e il mandolino), altre tornano ad ondate.
Ecco, la scimmia Stephen King è tornata da qualche settimana, e reclama la sua dose di banane!
Ho appena finito di rileggere (storicamente sarà la terza,quarta volta) l'intramontabile "Stagioni diverse" e sono grato ai miei vistosi cali di memoria.
Ricordavo per grandi linee le storie, ma non le magiche atmosfere che regalano quelle pagine.
King è davvero un maestro inimitabile.
Tra l'altro, in questo libro c'è uno dei racconti che in assoluto preferisco: "Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank", dal quale hanno tratto l'ottimo film "Le ali della libertà".
Come sempre, vi consiglio di leggerlo.
Ah, ho comprato il suo ultimo libro "Doctor Sleep" ma ancora non l'ho iniziato.
L'ho messo accanto al mio ukulele, e mi gusto l'attesa.
Una sofferta ma piacevole attesa.
Devo prima leggerne altri 3 ("Maledetto Sud" di Vito Teti, "L'Anarchia" di Errico Malatesta e "Prigioni della mente" di Adriano Zamperini).
Alla prossima....



lunedì 24 febbraio 2014

LE BUGIE NEL CARRELLO: DARIO BRESSANINI

Ho appena letto il libro "Le bugie nel carrello" di Dario Bressanini e, come mi capita spesso, ve lo consiglio.
L'autore è un "tecnico", in quanto chimico e ricercatore universitario, ma il suo libro è scorrevole e ben scritto. Non mancano le giuste focalizzazioni sugli aspetti tecnici ma, nel complesso, secondo me le pagine volano via veloci anche sotto lo sguardo avido di un lettore di formazione non propriamente scientifica.
Venendo ai contenuti, diciamo che il libro svela numerosi trucchi che il marketing delle multinazionali e delle grandi distribuzioni adoperano per ingannare gli acquirenti (odio il termine consumatori!).
Volete saperne di più del famoso grano dei faraoni, ai più noti come Kamut?

E della patata al selenio cosa sapete?
E del pomodoro di Pachino?
E dell'incredibile (e non è un complimento) Biodinamica?

E della mortadella "zero chimica"?
E della mozzarella di bufala?

E delle uova?
E del latte?
E del burro?


E del tonno?
E del cibo derivato dagli animali clonati?


E del grano duro del Senatore Cappelli?

Per ogni domanda potrei sintetizzare ciò che spiega bene il libro, ma non sarebbe corretto.

Perché sarebbe solo quello che ho colto io.
Per questo vi invito invece a leggerlo, per far vostri i tantissimi spunti riportati, e per proseguire (o iniziare) un percorso di consapevolezza che unisca le cose più semplici e quelle più profonde.
Scegliere le uova al supermercato, resistere alle tecniche di persuasione del marketing, prendere consapevolezza dei meccanismi che legano industria, chimica e grande distribuzione, sono tutte cose che possono migliorare la coscienza civile, la salute e perfino l'etica di ciascuno di noi.

Bravo Bressanini!



mercoledì 19 febbraio 2014

PHILIP ZIMBARDO, JOHN BOYD: IL PARADOSSO DEL TEMPO

Ho appena letto il libro "Il paradosso del tempo" di Philip Zimbardo e John Boyd, e ve lo consiglio in modo molto, molto caloroso.
Evito di ripetermi su chi sia Zimbardo, rimandandovi al mio precedente post in merito.
Nel libro gli autori accompagnato il lettore alla scoperta delle prospettive temporali, illuminandolo rispetto al suo approccio verso passato, presente e futuro.
Il risultato della lettura è quello di una crescita interiore, sostenuta dallo sviluppo di una consapevolezza importante e, a mio parere, fondamentale per divenire persone migliori.
O almeno per provarci.
Il fulcro del libro è pero' l'importantissimo test proposto da Zimbardo [Zimbardo Time Perspective Inventory (ZTPI)], che è di fatto uno screening psicologico per chi vi si sottopone. 
Naturalmente non mi sono sottratto alla prova e, facendo il test, ho portato alla luce delle ombre che eclissano il mio percorso umano e sulle quali dovrò certamente lavorare.
Anche voi potete fare il test, indipendentemente dal fatto che disponiate o meno del libro.
Basta infatti andare sul sito di Zimbardo al seguente link  (http://www.thetimeparadox.com/) e fare il test ZTPI ed anche quello "Transcendental-future Time Perspective Inventory (TTPI)".
Le domande del test sono in inglese ma, per aiutare chi fatica con l'idioma, vi riporto di seguito la traduzione in italiano di ogni singola domanda.
Fate il test, ve lo consiglio, e cercate di essere più sinceri che potete. 
Una volta fatto, il test vi restituirà un punteggio per ognuna delle prospettive temporali, ed avrete in mano la chiave del vostro equilibrio temporale.
Se non volete comprare il libro (che tra l'altro costa niente per quanto vale....solo 12 euro!), vi lascio qualche link nel quale è spiegato come interpretare i vostri risultati.
Di seguito, dopo l'immagine della copertina del libro e qualche link, le domande del test in italiano.


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LINK CONSIGLIATI





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DOMANDE ZIMBARDO TIME PERSPECTIVE INVENTORY(ZTPI)

Ti preghiamo di leggere le domande e rispondere il più sinceramente possibile alla domanda "in che misura questa affermazione è vera e rappresenta la mia persona?". Segna ogni domanda con un numero da 1 a 5, tenendo conto che 1 rappresenta il "non è per nulla vero" e 5 è "del tutto vero".

domanda 1

penso che partecipare a una festa insieme con i propri amici sia uno dei grandi piaceri della vita.
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domanda 2

immagini, suoni e odori caratteristici della mia infanzia spesso ridestano in me una folla di bellissimi ricordi.

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domanda 3

il destino determina molti aspetti della mia vita.

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domanda 4

spesso penso a quello che avrei dovuto fare diversamente nella mia vita

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domanda 5

le mie decisioni sono influenzate soprattutto dalle persone e dalle cose che ho intorno.

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domanda 6

ritengo che ogni mattina bisognerebbe pianificare in anticipo la giornata

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domanda 7

mi piace pensare al mio passato

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domanda 8

faccio le cose impulsivamente

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domanda 9

se qualcosa non viene fatto in tempo, non me ne preoccupo

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domanda 10

quando voglio ottenere qualcosa, stabilisco degli obiettivi e considero quali mezzi devo usare per raggiungerli.

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domanda 11

tutto sommato, nella mia vita ci sono più cose belle che cose brutte da ricordare.

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domanda 12

quando ascolto la mia musica preferita, spesso perdo il senso del tempo.

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domanda 13

rispettare le scadenze di domani e non restare indietro col lavoro è più importante del divertimento di stasera.

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domanda 14

siccome quel che deve essere sarà, ciò che faccio non importa più di tanto

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domanda 15

mi piacciono le storie che raccontano i "bei tempi andati"

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domanda 16

le brutte esperienze del passato continuano a ritornarmi in mente

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domanda 17

cerco di vivere la mia vita giorno per giorno in tutta la sua pienezza

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domanda 18

non sopporto d'essere in ritardo agli appuntamenti

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domanda 19

idealmente bisognerebbe vivere ogni giorno come se fosse l'ultimo

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domanda 20

i ricordi felici dei tempi belli mi vengono in mente con facilità

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domanda 21

adempio puntualmente ai miei doveri verso gli amici e le autorità.

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domanda 22

in passato ho subito la mia parte di offese e rifiuti

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domanda 23

decido le cose senza rifletterci sopra

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domanda 24

prendo ogni giorno come viene, senza fare programmi

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domanda 25

il passato racchiude troppi ricordi spiacevoli ai quali preferisco non pensare

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domanda 26

è importante che nella mia vita vi siano momenti eccitanti

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domanda 27

in passato ho commesso errori che vorrei poter cancellare

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domanda 28

penso che trarre piacere da ciò che si fa sia più importante che rispettare le scadenze.

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domanda 29

provo nostalgia per la mia infanzia

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domanda 30

prima di prendere una decisione, valuto costi e benefici

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domanda 31

fare cose rischiose è un buon modo per non annoiarsi

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domanda 32

per me la vita è un viaggio di cui godere, senza pensare solo alla destinazione

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domanda 33

raramente le cose vanno come mi ero aspettato

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domanda 34

vi sono immagini sgradevoli della mia infanzia che ho difficoltà a dimenticare

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domanda 35

dover pensare a obiettivi, risultati e prodotti toglie piacere allo svolgimento delle mie attività

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domanda 36

anche quando vivo con piacere il presente, ritorno per confronto a esperienze passate simili

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domanda 37

è praticamente impossibile fare programmi per il futuro, perché le cose cambiano troppo

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domanda 38

il corso della mia vita è governato da forze che non sono in grado di controllare

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domanda 39

non ha senso che mi preoccupi del futuro, perché non c'è nulla che possa fare al riguardo

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domanda 40

realizzo i miei progetti in tempo, facendo progressi regolari

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domanda 41

quando i miei familiari parlano di come andavano le cose un tempo, mi capita di pensare ad altro

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domanda 42

faccio cose rischiose per rendere eccitante la mia vita

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domanda 43

compilo liste delle cose da fare

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domanda 44

spesso do retta al cuore piuttosto che alla testa

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domanda 45

non ho difficoltà a resistere alle tentazioni quando so che c'è del lavoro da fare

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domanda 46

mi lascio travolgere dall'eccitazione del momento

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domanda 47

oggi la vita è troppo complicata; preferisco la vita più semplice che si faceva una volta

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domanda 48

preferisco gli amici che agiscono impulsivamente a quelli che agiscono prevedibilmente

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domanda 49

mi piacciono i riti e le tradizioni familiari che si ripetono regolarmente

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domanda 50

penso alle cose brutte che mi sono capitate in passato

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domanda 51

non mi tiro indietro di fronte a compiti difficili o poco interessanti, se mi possono servire per farmi strada

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domanda 52

spendere ciò che guadagno per divertirmi oggi è meglio che risparmiare per avere una vita sicura domani

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domanda 53

spesso la fortuna paga più del duro lavoro

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domanda 54

penso a tutte le cose belle che mi sono lasciato sfuggire nella vita

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domanda 55

vorrei che le mie relazioni intime fossero piene di passione

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domanda 56

c'è sempre tempo per rimettersi in pari con il lavoro
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DOMANDE TRASCENDENTAL FUTURE TIME PERSPECTIVE INVENTORY(TFTPI)

Ti preghiamo di leggere le domande e rispondere il più sinceramente possibile alla domanda "in che misura questa affermazione è vera e rappresenta la mia persona?". Segna ogni domanda con un numero da 1 a 5, tenendo conto che 1 rappresenta il "non è per nulla vero" e 5 è "del tutto vero".

domanda 1

solo il mio corpo fisico è destinato a morire

domanda 2

il mio corpo è solo una dimora temporanea del mio vero essere

domanda 3

la morte non è che un nuovo inizio

domanda 4

credo ai miracoli

domanda 5

la teoria dell'evoluzione spiega adeguatamente l'origine dell'uomo

domanda 6

gli esseri umani posseggono un'anima

domanda 7

le leggi scientifiche non possono spiegare tutto

domanda 8

dopo la morte sarò ritenuto responsabile delle mie azioni terrene

domanda 9

vi sono leggi divine che gli uomini dovrebbero osservare

domanda 10

credo agli spiriti

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sabato 25 gennaio 2014

PHILIP ZIMBARDO - L'EFFETTO LUCIFERO (CATTIVI SI DIVENTA?)

Per i non addetti ai lavori, come me, Philip Zimbardo è di certo uno dei più noti psicologi sociali anche e soprattutto grazie al suo famosissimo Esperimento Carcerario di Stanford degli anni '70.
Già, l'Esperimento Carcerario di Stanford... così importante e rivoluzionario che, secondo me, dovrebbe essere studiato a scuola (e non solo all'università).
Volendo semplificare in modo brutale(giusto per restare in tema) il suo esperimento, diciamo che Zimbardo ha ricostruito un carcere fittizio negli scantinati dell'Università di Stanford, facendo vivere l'esperienza guardie/detenuti a ragazzi volontari perfettamente normali. Da prof.di psicologia, la sua idea era quella di studiare il comportamento dei "detenuti" per 15 giorni ma, come ammetterà poi candidamente, è dalle "guardie" che ha avuto gli stimoli più importanti per il suo studio. Egli stesso è caduto vittima dell'esperimento, divenendo in quel frangente un "sovrintendente" carcerario paternalistico ("dimenticando" quasi il suo vero ruolo di ricercatore). Il fine dell'esperimento era quello di individuare una visione alternativa a quella "classica" rispetto ai meccanismi che determinano il concetto di bene e male. 
Il male che un essere umano produce con le sue azioni deriva esclusivamente da fattori disposizionali, come  vuole l'approccio classico o, e qui la grandezza di Zimbardo, è generato piuttosto da forze situazionali che snaturano nel profondo chi ne è vittima?
In sostanza, che importanza hanno le situazioni sul singolo soggetto?
Intendiamoci, prima della lettura di questo libro avevo già le idee chiare sul fatto che le condizioni esterne nelle quali si sviluppa un soggetto determinino in modo decisivo le sue scelte e le sue azioni.
Ma il valore della ricerca di Zimbardo è inestimabile, perché dimostra un assunto difficilmente immaginabile e sintetizzabile con un concetto molto semplice: "se si mettono delle mele sane in un cesto guasto, le mele divengono marce". 
Quando ci si confronta con persone che hanno messo in atto azioni abominevoli (p.e. i nazisti nei campi di concentramento), si prende le distanze da questi  "mostri", con la certezza di non essere in grado in nessuna situazione di compiere gli stessi atti barbari. L'etichetta di "mostri" è un modo per renderli diversi da noi e per non considerarli umani. Le mele marce nel cesto sano.
Zimbardo ha dimostrato che, se posti nelle giuste condizioni (e con sufficienti forze situazionali), anche soggetti "normali" (come noi!) sono in grado di macchiarsi dei più ignobili e barbari dei reati.
So che è difficile da credere, ma è così (fareste bene ad accertarlo, proprio per cercare di resistere nel caso le situazioni coinvolgano voi).
E il suo Esperimento lo ha dimostrato in modo lampante.
L'importanza di queste valutazioni è quella di spostare l'attenzione più che sulle mele marce, che comunque devono pagare, sui "cesti guasti" e sui sistemi che li realizzano. Non si tratta del "buonismo" che vuole giustificare i criminali, addossando ai mali della società i reati commessi. No. 
Si tratta dell'influenza che le situazioni determinano sugli esseri umani "normali".
Zimbardo pone l'attenzione sui sistemi malati che, purtroppo, spesso (sempre) sono costruiti proprio per esaltare l'effetto Lucifero.
L'effetto Lucifero spiega la "banalità del male" e, per differenza, l'altrettanta "banalità del bene".
Interiorizzare l'importanza dei fattori situazionali può prevenire il male e può far prevalere il bene.
Questa è la grandezza di questo studio!

 (M.C. Escher, Illusione con angeli e diavoli)
Ma il libro di Zimbardo fa anche un importante parallelo tra l'Esperimento Carcerario di Stanford e le torture di Abu Ghraib, mostrando le impressionanti analogie tra i due casi e, quindi, scaricando la giusta responsabilità anche sui vertici militari che, non solo hanno permesso quell'orrore, ma non l'hanno neanche previsto. Insomma, solo se si ignora l'Esperimento di Zimbardo si può non prevedere le torture di Abu Ghraib.
Gli spunti nel libro sono però tanti altri. 
Si parla delle scoperte della psicologia sociale, dei tanti esperimenti famosi (Milgram, Asch, ecc), delle varie teorie ("la finestra rotta" tra le altre), dei concetti di eroismo, rivoluzione, bene, male, ....

Alla fine però, da ottimista quale si autodefinisce, Zimbardo ci regala anche un importantissimo decalogo di regole basilari per resistere all'immenso potere del sistema. Poche semplici regole per restare una mela sana, anche in un cesto malato (o almeno per provare a restare sano).

L'ultima frase con la quale Zimbardo chiude il libro è  di Aleksandr Solzenicyn :"La linea che separa il bene dal male attraversa il cuore di ognuno. Chi distruggerebbe un pezzo del proprio cuore?"

Alla fine, per conto mio quello che posso fare, come al solito, è invitarvi a leggerlo perché merita davvero.

questo il link di Zimbardo:





venerdì 17 gennaio 2014

DEATHDOC (C'E' VITA AL CIMITERO..OVVERO L'UOMO CHE SUSSURRAVA AI CADAVERI)

Ho appena letto il libro di Eugenia Guerrieri "Deathdoc" e, a caldo, provo a fare qualche riflessione.
Il libro affronta tematiche delle quali quasi nessuno sa niente: la vita nei cimiteri.

Si, si, la vita.
Nel senso che, con la scusa di raccontare la triste vicenda di un giovane anatomo patologo che, per sfuggire ad una condanna penale, fa il latitante come custode di un cimitero sotto falso nome, ci narra per aneddoti la vita dei necrofori, della variegata umanità che visita i propri defunti e, udite udite, anche degli assurdi regolamenti cimiteriali e dei  fenomeni che accompagnano il deceduto dall'istante della morte alla completa scheletrizzazione. Niente è tralasciato. Detta così, la cosa sembra molto macabra.
E infatti lo è. Ma il potere dissacrante del libro permette di sorridere anche di cose che, in altri contesti, farebbero rabbrividire.


Dopo la lettura di questo libro, non che ce ne fosse bisogno, ma  ho rafforzato la mia convinzione di farmi cremare quando sarà arrivata la fine del mio viaggio terreno. 
Se non avete la mia stessa idea, vi conviene leggere il libro.


Fin qui il buono.
Per quanto riguarda i difetti, direi che non è sempre curato e scorrevole. Spesso è ripetitivo ed a volte le frasi si intrecciano in modo da far perdere il senso al lettore. Il rigore degli aneddoti e dell'approccio "medico" perde un po' di carattere per colpa delle vicende dei protagonisti, non sempre ben raccordate tra loro.


In ogni caso, voto più che positivo e libro CONSIGLIATO.

Ah, chi è facilmente impressionabile si astenga.


lunedì 13 gennaio 2014

JEFFERY DEAVER: LA FINESTRA ROTTA

Prima di incrociare sulla mia strada Chuck Palahniuk, giusto un po' dopo aver tirato il fiato rispetto a Patricia Cornwell, Stephen King e Thomas Harris, mi sono appassionato non poco allo stile di un altro talento del genere thriller: Jeffery Deaver.
Ho macinato molti suoi libri naturalmente, lasciandomi come al solito qualche ciliegina arretrata per i momenti opportuni.
E questo era appunto uno di quelli.
Cosa c'era di meglio che leggere un libro di Deaver che  mi mancava?
Ho quindi tirato giù dalla mia libreria "La finestra rotta", un libro tra l'altro abbastanza datato (è del 2008), gustandomelo dalla prima all'ultima pagina.
Spendo solo due parole su questo libro, per evitare i soliti commenti mielosi, ma vi assicuro che è davvero molto bello.
Se ignorate del tutto i problemi insiti nella violazione della privacy, questo è il libro per voi.
In un mondo "social" come il nostro, nel quale ognuno di noi (tranne rare eccezioni) non riesce a non spiattellare ogni minimo (ed insignificante) dettaglio della propria vita su Facebook, il racconto di Deaver fa ancora più impressione. 
Il sapere è potere.

Chi ha amato (ed ama) "1984" di Orwell (come il sottoscritto), non puo' far a meno di leggere "La finestra rotta".

Insomma, libro CONSIGLIATISSIMO!



mercoledì 8 gennaio 2014

ANDREA CAMILLERI: LA BANDA SACCO

Ho appeno letto il libro "La banda Sacco" di Andrea Camilleri.
Un gioiello di valore inestimabile, non solo perché scritto con la solita maestria, no.
Anche e soprattutto per la storia che racconta, quella della famiglia Sacco.
Una famiglia che non si è piegata alla mafia ed anzi l'ha combattuta, mostrando il vero valore dei così detti "uomini d'onore": nessuno!
Una storia che permette di comprendere (ma c'è davvero qualcuno che non l'ha capito?) quale sia il male che la mafia arreca al  territorio nel quale si annida, in ogni senso (civile, sociale, economico, morale,...).

Una storia che racconta anche le colpe della politica dello Stato, collusa coi mafiosi.
Una storia che chiarisce (ma c'è davvero qualcuno che non l'ha capito?) quanto male abbia fatto il fascismo all'Italia, al Sud ed alla Sicilia.

Una storia che parla anche e soprattutto d'amore. L'amore che la famiglia Sacco aveva per la Sicilia, per l'onestà.
Una storia vera.
Un libro CONSIGLIATISSIMO, soprattutto in questi anni tristi nei quali la (presunta?) "trattativa" tra Stato e Mafia del '92 sta scemando nel silenzio irreale dell'omertà delle Istituzioni...


lunedì 6 gennaio 2014

22/11/'63 DI STEPHEN KING

Ho letto tanti libri di Stephen King, ma non tutti per fortuna.
In questi giorni di vacanza, dopo averne abbandonati diversi (e quando abbandono un libro io vuol dire che è veramente una schifezza inaudita), ho affrontato l'immenso tomo "22/11/'63" che mi ero ripromesso di leggere da qualche tempo.
Cosa posso dire?
Un libro spettacolare!
King ha dato spesso prova del suo talento, cadendo ogni tanto anche lui su qualche buccia di banana, ma dimostrando nella sua lunghissima carriera di essere uno degli scrittori più bravi del suo genere.
Questo libro è da annoverare tra i suoi capolavori.
La storia la faccio breve, perché (come al solito) non voglio anticiparvi nessuna sorpresa (e ce ne sono tante), ma immaginate un thriller che narra le vicende di un americano del 2011 che si trova proiettato indietro negli anni '60, e che si pone l'obiettivo di impedire l'omicidio di JFK.
Detta così sembra una storiellina a metà strada tra "Ritorno al futuro"  e "Terminator", ma la maestria di King è stata tale (come al solito) da aver imbastito un racconto che (come al solito) tiene il lettore col fiato sospeso dalla prima all'ultima pagina. Il rigore storico, la fantasia, le descrizioni minuziose, tutto è al posto giusto in questo libro(come al solito). Persino il finale che, di solito nei libri di King cala un pochino, resta maestosamente dinanzi al lettore in tutta la sua cristallina genialità, nonostante le 700 e più pagine macinate per vederne l'ultima finire.
Davvero un bel libro(come al solito).
Immagino (e spero) che presto divenga un film, anche se ho paura che la pellicola non potrà comunque rendere il giusto tributo a questo libro(come al solito).
Consigliatissimo!

Unico difetto? Un po' troppo lungo(come al solito)!



sabato 28 dicembre 2013

REUBEN FINE: "LA PSICOLOGIA DEL GIOCATORE DI SCACCHI"

Altro "auto-regalo" di Natale: il libro "La psicologia del giocatore di scacchi" di Reuben Fine, grande campione di scacchi degli anni '40 e psicologo (quando la psicologia non era di moda come oggi).
Il libro raccoglie le biografie dei più grandi scacchisti "contemporanei" (dal 1800 in poi, insomma), raccontate con lo scopo di analizzare psicologia, carattere, psicosi e paranoie dei campioni osservati.
Fine divide i campioni tra "eroi" ed "anti eroi", a seconda del loro approccio agli scacchi (attività esclusiva o "finto" passatempo) e della reazione dinanzi alla sconfitta (inaccettabile o accettata passivamente), ponendosi l'obiettivo di rispondere a 3 domande fondamentali:
1) esiste nel nucleo della personalità una qualche costellazione che sia comune a tutti i giocatori?
2) quale parte hanno gli scacchi nella vita di un particolare individuo?
3) quale rapporto esiste, se esiste, tra personalità e stile di gioco?

Le risposte fornite nel testo a queste domande aprono scenari sconcertanti e insieme affascinanti; risposte che qui naturalmente ometto,  per evitare di rovinare la sorpresa a quelli che vorranno leggerlo.
Ah, il libro è molto datato (1967) ma, considerando che parla di scacchi, un'arte che ha più di 1000 anni (volendo limitarci solo all'arrivo del "gioco" in Europa), direi che può essere considerato contemporaneo!

LIBRO CONSIGLIATO!

domenica 22 dicembre 2013

ERNESTO CHE GUEVARA: LATINOAMERICANA, I DIARI DELLA MOTOCICLETTA


Quest'anno per Natale mi sono fatto proprio un bel regalo.
Il libro di Ernesto Che Guevara "Latinoamericana-I diari della motocicletta".

Il libro che racconta il viaggio che i giovani Ernesto Guevara e Alberto Granado fecero nel 1951 attraverso il Sud America, in sella alla loro sgangherata moto romanticamente ribattezzata "Poderosa II".
Avevo già visto il film che è stato tratto dal libro, e quindi conoscevo bene la storia, ma nel leggerlo ho notato molte differenze con quanto raccontato nella pur bella pellicola. Differenze che, se possibile, rendono ancora più affascinante il futuro giovane rivoluzionario. 
So che la cosa farà ridere, e che forse ha tolto parecchia magia al racconto ma, per sentire ancora di più il viaggio, ho seguito le singole tappe su Google Maps, cercando anche le prospettive visive descritte dal Che grazie a Street View. Ho quindi iniziato il viaggio inserendo sulla mappa la città di Cordoba, proseguendo poi tappa dopo tappa, calcolando il percorso all'inseguimento dei due viaggiatori. Quello che ad un certo punto ha restituito la magia che forse avevo sottratto al viaggio, è stato scoprire che il calcolatore di Google si è "crashato" nella stessa tappa nella quale la Poderosa ha abbandonato i nostri eroi. E, come la moto, non c'è stato verso di far ripartire il motore di Google. Del resto, i km che hanno messo insieme lasciano senza parole. In più, considerando il mezzo meccanico col quale si muovevano, i soldi che avevano a disposizione e l'assoluta incoscienza dettata dalla loro giovane età, c'è da restare davvero storditi. Ma il libro è anche tanto altro. E' pura poesia. 
Naturalmente, a colpire in modo emozionante è il travaglio interiore del giovane Ernesto nel corso del viaggio. Un giovanissimo e svagato ragazzo argentino, col solo scopo di spegnere almeno in parte la sua sete d'avventura, si imbatte invece nel suo destino di difensore dei deboli. Ernesto, nel procedere dei km ,inizia a spegnere il suo sorriso giovane, caricandosi della sofferenza degli sfruttati, dei sofferenti e marchiando a fuoco la sua anima per sempre.
Al ritorno dal viaggio, per sua stessa ammissione, Guevara non sarà lo stesso.
Sarà il Che.

E' difficile scegliere qualche frase del libro, perché ognuna meriterebbe di essere riportata nella sua interezza. In ogni caso, tento nell'impresa e scelgo due passaggi:

il primo, più scontato (forse il più noto), è quello che si ritrova all'inizio del libro e riporta la confessione del l'"uomo nuovo" Guevara:
"Il personaggio che ha scritto questi appunti è morto quando è tornato a posare i piedi sulla terra d'Argentina, e colui che li riordina e li ripulisce, "io", non sono io; per lo meno, non si tratta dello stesso io interiore. Quel vagare senza meta per la nostra "Maiuscola America"mi ha cambiato più di quanto credessi."

il secondo, non meno scontato del primo, è quello nel quale i due giovani incontrano la coppia di operai cileni (marito e moglie, perseguitati perché comunisti) nel villaggio Baquedano:
"Quella coppia infreddolita, nella notte del deserto, accoccolati una contro l'altro, era una viva rappresentazione del proletariato di ogni parte del mondo. Non avevano neppure una misera coperta con cui scaldarsi, così abbiamo dato loro una delle nostre e noi due ci siamo arrangiati alla meglio con l'altra.Fu quella una delle volte in cui ho sofferto di più il freddo, ma anche quella in cui mi sono sentito un po' più affratellato con questa, per me strana, specie umana..."
A mio parere, quest'ultima frase mostra in modo prepotente il fatto che Guevara fosse già cambiato prima ancora di rendersene davvero conto. Parla della coppia di operai disperati come fosse una specie "strana", con la quale si è sentito un po' più affratellato, ignorando in modo ingenuo il fatto che abbia già perso la sua identità di viaggiatore/avventuriero per seguire il suo istinto di difensore dei deboli. Il gesto d'umanità della coperta è per me la consegna della sua anima agli oppressi della sua terra. Un dono che, purtroppo, a non molti anni dal quel viaggio, lo porterà alla morte.
Leggere questo libro mi ha fatto pensare a quanto manca oggi un uomo come Che Guevara.
Una cosa è certa: se fosse ancora vivo, il mondo sarebbe di certo migliore!

Come si fa a non immaginare che, in questo preciso momento, Ernesto e Alberto stiano solcando qualche strada polverosa tra le nuvole del cielo argentino in sella alla loro Poderosa II?



sabato 21 dicembre 2013

PINO APRILE: IL SUD PUZZA

Ho appena finito di leggere l'ultimo libro di Pino Aprile, "Il Sud puzza", e volevo esprimere le mie impressioni.

Pino Aprile già con i suoi libri precedenti, uno su tutti "Terroni", aveva dimostrato il suo talento sconfinato. 
Il suo nuovo libro non fa eccezione.

La scrittura di Aprile è di rara bellezza, non solo per lo stile non banale, ma anche soprattutto per quel misto di cuore e cervello che trasuda in ogni frase. 
Il "Sud puzza" racconta tante cose del mio Sud, avvelenato dai rifiuti, dalla criminalità e dalla coscienza sporca di tanti uomini e di tantissimi politici; ma racconta anche di tante, tantissime associazioni di "ribelli positivi", gente comune che è stanca dei soprusi e "combatte" per lasciare un futuro migliore ai propri figli.
La rinascita di Ercolano, la resistenza civile di Taranto, i comitati della "terra dei fuochi" di Napoli, la Pedagogia della Resistenza in Calabria, i ribelli della Lucania, Addiopizzo in Sicilia, e tanto, tanto, tanto altro.

Aprile fonde in modo mirabile teoria delle reti, psicologia sociale, antimafia, sociologia, storia, antropologia culturale, resistenza e rivoluzione, restituendoci un capolavoro che andrebbe letto nelle scuole di tutta Italia (non solo al Sud).
Accettate un consiglio: correte in libreria e compratene una copia, non ve ne pentirete.


Sarebbero tante le frasi del libro da riportare, ma mi accontento solo di queste due:

"Chi si vergogna, o si nasconde o si riscatta. A capolinea della strada che comincia con la vergogna c'è il suo contrario, l'orgoglio. E posso dirvi che c'è tanta gente in marcia su quella via a Sud".

"Taranto, il primo maggio 2013, dibattito fra le associazioni per la rinascita della città: 
  relatore: << abbiamo fatto troppi sogni!>>
  dalla platea: << Aspetta a chiudere, manca il mio...>>"




mercoledì 11 dicembre 2013

GIOCO PERVERSO DI MASSIMO LUGLI

Ho appena letto il libro "gioco perverso" di Massimo Lugli e mi permetto di consigliarvelo.
Lugli con questo libro ha dimostrato ancora una volta che in Italia non ci si deve per forza accontentare della "letteratura" di Fabio Volo o Giorgio Faletti, ma che si può anche leggere di meglio.
Per venire alla trama, "Gioco perverso" si spinge nei foschi meandri del bondage, intrecciando un thriller acuto e avvolgente, cadenzato dallo stile da "addetto ai lavori " del giornalista Lugli.
Il colpo di scena finale forse è un po' telefonato, ma questo non toglie spessore al racconto.
L'ex promessa del thriller noir italiano è già da tempo una stella affermata e, visti i risultati, direi che se lo merita.

NB: rispetto ai libri precedenti, questo è meno carico di filosofie orientali e lunghe spiegazioni di tecniche di arti marziali  e, per questo, è certamente più scorrevole nella lettura (Lugli deve aver raccolto i consigli del popolo evidentemente). Per contro, forse la storia d'amore tra il protagonista e la giovane giornalista è un po' troppo invadente e ruba un po' di atmosfera al giallo.

Voto finale: 7 1/2 (libro consigliato)

NB2:  approfittate dei libri di Lugli ora che è solo famoso ma non ancora il più famoso. Alla prima fiction che spunterà in TV c'è il rischio che il personaggio Lugli diventi più importante dello scrittore Lugli e allora addio alla cura ed al rigore dei suoi successivi racconti.

Edizioni Newton Compton Editori

domenica 27 ottobre 2013

ESERCITI DI CARTA - COME SI FA INFORMAZIONE IN ITALIA


Ho appena letto il libro "Eserciti di carta-come si fa informazione in Italia" di Ferdinando Giugliano e John Lloyd.
Un libro che affronta in modo analitico la situazione del nostro giornalismo, mostrando uno scenario prevedibilmente desolante.
Belpietro, Sallusti, Minzolini, Vespa, niente ci è risparmiato in queste 274 pagine; gli autori ci illustrano quanto sia determinante il conflitto di interessi berlusconiano nel decadimento totale dei nostri media e vi assicuro che c'è poco da ridere.
La vivisezione non risparmia né i giornali, né la TV (sia pubblica che privata), scavando fino all'osso il vero cancro che sta uccidendo il nostro senso civico, la nostra stessa civiltà.  

Ma se la Destra di Berlusconi (proprio sua) esce con le ossa rotte, anche la Sinistra (di chi?)  è sfigurata da quest'analisi.

Anche se alla fine del libro gli autori intravedono una speranza di cambiamento, tanto da lanciare una sfida di rinnovamento ai giornalisti di domani, l'impressione è che la situazione sia totalmente irrecuperabile.
Per quelli come me che amano farsi del male, ne consiglio vivamente la lettura.
Tra l'altro affronta anche il tema web, buttando un occhio su Beppe Grillo e sul mondo dei blog.
E il comico (anzi ex comico) genovese ha poco da ridere.
E' un libro scritto da nostri contemporanei, ma sembra provenire dal futuro.
Un futuro nel quale i nostri posteri si chiederanno sdegnati: ma come avete fatto a sopportare 20 anni di berlusconismo? Come avete fatto a votarlo? Come avete potuto ? Come?

In conclusione, libro consigliato


(immagine tratta da qui)