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domenica 16 marzo 2014

MALEDETTO SUD DI VITO TETI

Oggi voglio parlare di un libro che è un piccolo scrigno pieno di tesori.
Quando ho scelto di leggerlo, bontà mia, pensavo si trattasse solo di un piccolo saggio antropologico su razzismo e luoghi comuni sui meridionali. 
Intendiamoci, mi sarebbe bastato e avanzato anche solo così.
Ed invece vi ho trovato dentro poesia, psicologia, filosofia, etica, estetica, morale, storia, e chissà quanto altro ancora.
Con la scusa di spiegare quanto siano ingiusti e falsi i luoghi comuni appiccicati nel tempo a noi meridionali, Vito Teti prende per mano il lettore, accompagnandolo sulla via della serenità interiore.
E' un libro per gli emigranti (come me), ma anche per i "rimasti".
E' un libro per gli "spaesati", gli anarchici istituzionalizzati, i sognatori stanchi, i melanconici auto-assoltisi.
E' un libro che, e questo per me è un vero miracolo, mi ha fatto fare qualche passo verso la pace interiore, facendomi dimenticare per un po' la mia mai sanata condizione di emigrante nostalgico e disadattato.
Una delle frasi che spesso mi rigira nella mente, specie quando nel mio mare della nostalgia c'è bonaccia, è "l'anima non emigra".

E lo penso davvero.
Penso davvero che si possa emigrare portandosi dietro i sogni, il cuore ed il cervello, ma non l'anima.

L'anima è troppo pesante per essere anche solo trascinata di qualche passo fuori dai confini dei luoghi della propria infanzia.
Il miracolo di questo libro è che, anche solo per il breve scorrere delle sue pagine, ho sentito l'anima abbandonare la mia Calabria e raggiungermi qui per la prima volta.
L'invito a leggerlo è un dovere morale.

giovedì 16 gennaio 2014

LE ARMI CHIMICHE DELLA SIRIA ANDRANNO A GIOIA TAURO

Dovrebbero restare in porto per 48 ore, giusto il tempo di passare da una nave danese ad una americana.

Il governo italiano ha deciso così, naturalmente senza informare preventivamente né le (pseudo)istituzioni calabresi, né i cittadini. 
Da calabrese, a parte provare uno sdegno assoluto per il metodo autoritario del governo, posso solo sperare che non si verifichino incidenti nel porto.


Certo, la mente va al terribile scandalo delle "navi dei veleni" e, quindi, c'è poco da stare sereni.
E' interessante notare che Enrico Letta si ricordi della Calabria solo quando ha queste necessità.

La reazione del presidente Scopelliti non merita commento. E' parte del sistema eppure ogni tanto fa finta di reagire alla politica centro-nordista di questa Italia divisa i cittadini si serie A e di serie B.
E noi calabresi per il governo siamo cittadini di serie D (neanche iscritti al campionato).

venerdì 10 gennaio 2014

JOHN BROWN

Ci sono storie che andrebbero raccontate ogni giorno, perché parlano di uomini speciali.
Oggi il mio pensiero vola a John Brown, un uomo che ha dato la vita per difendere la libertà degli schiavi.
E' passato tanto tempo, certo, e non è più il colore della pelle a determinare la condizione di vita degli uomini (almeno in una parte del pianeta). Ma la schiavitù non è scomparsa. E' cambiata e, forse, è meno visibile di prima, ma non è certo scomparsa. Oggi gli schiavi sono i lavoratori precari ai quali è stata tolta ogni dignità ed ogni speranza. Oggi gli schiavi sono i giovani vessati da un mondo del lavoro indegno. Oggi gli schiavi sono gli operai cinesi sfruttati e trattati come bestie nelle fabbriche clandestine che facciamo finta di non vedere. Oggi gli schiavi sono gli extracomunitari senza permesso di soggiorno, sfruttati da italianissimi imprenditori che magari votano per partiti che sono platealmente xenofobi. Oggi gli schiavi sono i lavoratori cinquantenni, buttati in mezzo alla strada dal "genio" di turno (vedi il metalmeccanico Italo-canadese, con la residenza in Svizzera però...), dopo 30 anni di lavoro onesto col quale ha ingrassato il culo dei padroni.
Oggi gli schiavi sono gli uomini senza speranza e senza futuro che, lasciati soli ed indifesi, si suicidano tra l'indifferenza generale.
Oggi più che mai servirebbero non uno ma cento, mille, diecimila John Brown!

mercoledì 8 gennaio 2014

ANDREA CAMILLERI: LA BANDA SACCO

Ho appeno letto il libro "La banda Sacco" di Andrea Camilleri.
Un gioiello di valore inestimabile, non solo perché scritto con la solita maestria, no.
Anche e soprattutto per la storia che racconta, quella della famiglia Sacco.
Una famiglia che non si è piegata alla mafia ed anzi l'ha combattuta, mostrando il vero valore dei così detti "uomini d'onore": nessuno!
Una storia che permette di comprendere (ma c'è davvero qualcuno che non l'ha capito?) quale sia il male che la mafia arreca al  territorio nel quale si annida, in ogni senso (civile, sociale, economico, morale,...).

Una storia che racconta anche le colpe della politica dello Stato, collusa coi mafiosi.
Una storia che chiarisce (ma c'è davvero qualcuno che non l'ha capito?) quanto male abbia fatto il fascismo all'Italia, al Sud ed alla Sicilia.

Una storia che parla anche e soprattutto d'amore. L'amore che la famiglia Sacco aveva per la Sicilia, per l'onestà.
Una storia vera.
Un libro CONSIGLIATISSIMO, soprattutto in questi anni tristi nei quali la (presunta?) "trattativa" tra Stato e Mafia del '92 sta scemando nel silenzio irreale dell'omertà delle Istituzioni...


lunedì 30 dicembre 2013

IL PENTITO CARMINE SCHIAVONE ACCUSA PAOLO BERLUSCONI

Immagino che il sig. Paolo Berlusconi, fratello del più noto Silvio (condannato per frode fiscale), provvederà a querelare Carmine Schiavone per le accuse che il pentito fa nei suoi confronti.
Quali accuse?
Sinteticamente, il camorrista accusa Berlusconi Paolo di essere coinvolto nel traffico di rifiuti nucleari sotterrati illecitamente in Campania.
Nella puntata di Servizio Pubblico andata in onda stasera il pentito l'ha detto e ripetuto più volte, ricordando inoltre le tante sue dichiarazioni sulle quali è stato posto il segreto di Stato.
Mi chiedo quale Stato democratico possa ancora prevedere il "segreto di Stato" per illeciti di tipo ambientale (illeciti per i quali, tra l'altro, a mio parere non è possibile apporre nessun segreto). 
In attesa che lo Stato, lo stesso che ha disposto di secretare i documenti in questione,  faccia luce sulla vicenda e sulla veridicità delle accuse di Schiavone, noi cittadini modello veniamo multati se mettiamo i resti dell'impepata di cozze nell'umido e non nel "nero" (o viceversa, fate voi!).
In attesa che Schiavone fornisca a chi di dovere (sempre quello Stato) le prove delle sue accuse, noi cittadini modello (quelli multati per le cozze), naturalmente garantisti, crediamo nell'innocenza di Paolo Berlusconi.

qui trovate un articolo interessante.

domenica 29 dicembre 2013

PIETRO VALGOI

Prima, senza una ragione evidente, ho visualizzato un'immagine di Profondo Rosso, provando un sottile piacere nello scoprire che ricordavo il nome dell'uomo con la quale la sensitiva tedesca parla in una scena secondaria all'inizio del film: Pietro Valgoi.
Per mera (ed inutile) curiosità ho cercato questo nome su Google, scoprendo che:

1)  i primi riferimenti sono proprio al Valgoi del Film
2) il primo Pietro Valgoi "reale" si incontra in un "FOGLIO D'ANNUNZJ" del "Privilegiato Messaggiere Tirolese" del 12 Febbraio 1830; 
3) il secondo Pietro Valgoi è un emigrante trentino in Argentina, socio fondatore nel 1926 del Circolo Trentino di Villa Regina; 
 4) il terzo Pietro Valgoi che si incontra è un eroe martire di Cefalonia, fucilato dai tedeschi perché si è offerto al posto dei suoi soldati (era capitano); (in realtà qui è citato come Antonio e non Pietro. Chi sbaglia?) 
5) il quarto è un emigrante italiano nato nel 1878 e registrato ad Ellis Island....

e così via!

E quindi direte voi?
Che senso ha questo post?
E mica deve per forza avercelo un senso!
In ogni caso, volendo per forza trovare una "morale", credo che questa "ricerca" sia la dimostrazione dell'enorme potere della rete.
Un nome apparentemente inutile, riferito tra l'altro ad un personaggio immaginario di un film, eppure guardate quante letture da approfondire. Emigrazione italiana in Argentina, Guerra di Liberazione, Eccidio di Cefalonia, emigrazione italiana negli USA, Ellis Island, e chissà quanto altro ancora.






sabato 28 dicembre 2013

28 DICEMBRE 1908: ORE 5:21, MESSINA E REGGIO CANCELLATE IL 37 SECONDI

La Tragedia
Ogni anno il 28 dicembre il mio pensiero vola a quell'immane tragedia che cancellò centinaia di migliaia di uomini, donne, bambini, insieme a due città meravigliose: Messina e Reggio Calabria. 
Le città che possiamo vedere oggi (soprattutto Reggio Calabria) non hanno quasi più niente della bellezza originaria. Ho letto diversi libri su questo terremoto tremendo, cercando di documentarmi al meglio, perché credo che solo riscoprendo il passato si possa tentare l'ardua impresa di evitare gli stessi errori in futuro. In tanti, troppi, si nascondono dietro il fatalismo del "se deve accadere c'è poco da fare", ma io credo che rispondere a due domande sia un obbligo morale: ma se arrivasse oggi una scossa di 7.2 scala Richter, con annesso Tsunami, Messina e Reggio farebbero la stessa fine che fecero nel 1908?
E se si, la responsabilità sarebbe davvero solo della natura "assassina" ?

il Fatalismo e la bellezza imperante
Il fatalismo è un motore potente che guida da molto tempo i meridionali (come me), allontanandoli spesso da una  realtà che se affrontata dispera. Per me fatalismo e speranza sono i carnefici di coscienza e dignità.
Riscoprire quel moto di vergogna che attanaglia i cuori del popolo meridionale, catalizzandolo verso uno slancio d'orgoglio, rappresenterebbe una soluzione definitiva allo stato di sottosviluppo cronico che forse è più devastante del terremoto stesso. Mi intristisco spesso per il mio Sud, e per tutto quello che dovrebbe essere e non è. Mi intristisco se penso alla rassegnazione con la quale si accetta l'idea che emigrare sia l'unica soluzione. Mi devasta il brutto che scorgo in tante cose, nonostante natura e storia dicano che in un passato non troppo lontano queste terre erano la cosa più vicina al paradiso.
Il regno dove la bellezza regnava incontrastata; una bellezza così intensa che anche oggi, nonostante gli scempi che ben sappiamo, si fa fatica a non cogliere. Una bellezza che, ed ecco che cado anche io vittima della speranza,  presto o tardi tornerà a regnare incontrastata.

Il ponte
Il 28 dicembre del 1908 lo Stretto di Messina ha visto la fine del mondo, e pensare ai politicanti che oggi pensano alla costruzione del ponte, ferisce nel profondo.
A prescindere dall'inutilità dell'opera faraonica in questione, sempre che si faccia davvero (naturalmente non ci credo), disturba immaginare che, probabilmente, dopo una scossa del 7 grado Richter resterebbe in piedi davvero solo il ponte. Il solo fatto di parlarne, del ponte intendo, dovrebbe offendere chiunque sia dotato di un minimo di coscienza. L'idea del ponte è figlia della vanità e del malaffare. Una cattedrale nel deserto inutile, costosa e dannosa. Ma avete sentito qualche politicante parlare di finanziamenti per la prevenzione delle catastrofi naturali? Per la messa in sicurezza dei centri storici? Per i piani di emergenza ed evacuazione? Niente. La verità è che oggi non si sa neppure quale sia lo stato reale del già costruito. Cementi depotenziati, armature mancanti, materiali scadenti, abusivismo, queste sono le tessere che insieme ad indifferenza e menefreghismo formano il mosaico orrendo delle tragedie. Tanto si dovrebbe fare. Anzi, tantissimo.
Ma non si fa niente. NIENTE. E c'è ancora in giro gente che parla di costruire il ponte.

preghiera laica
Penso alle tante vittime del 1908 e, anche se da non credente, rivolgo a loro la mia preghiera laica di commemorazione.

NB: questo post era nato con il solo scopo di ricordare l'immane tragedia. Purtroppo, come sempre, mi sono lasciato trasportare dai sentimenti ed ho perso lucidità, mischiando il tutto col niente e toccando tanti temi senza approfondirne nessuno. Ma chissà in passato quante altre volte ho già ripetuto questi concetti e quante volte ancora li riproporrò in futuro.

domenica 22 dicembre 2013

ERNESTO CHE GUEVARA: LATINOAMERICANA, I DIARI DELLA MOTOCICLETTA


Quest'anno per Natale mi sono fatto proprio un bel regalo.
Il libro di Ernesto Che Guevara "Latinoamericana-I diari della motocicletta".

Il libro che racconta il viaggio che i giovani Ernesto Guevara e Alberto Granado fecero nel 1951 attraverso il Sud America, in sella alla loro sgangherata moto romanticamente ribattezzata "Poderosa II".
Avevo già visto il film che è stato tratto dal libro, e quindi conoscevo bene la storia, ma nel leggerlo ho notato molte differenze con quanto raccontato nella pur bella pellicola. Differenze che, se possibile, rendono ancora più affascinante il futuro giovane rivoluzionario. 
So che la cosa farà ridere, e che forse ha tolto parecchia magia al racconto ma, per sentire ancora di più il viaggio, ho seguito le singole tappe su Google Maps, cercando anche le prospettive visive descritte dal Che grazie a Street View. Ho quindi iniziato il viaggio inserendo sulla mappa la città di Cordoba, proseguendo poi tappa dopo tappa, calcolando il percorso all'inseguimento dei due viaggiatori. Quello che ad un certo punto ha restituito la magia che forse avevo sottratto al viaggio, è stato scoprire che il calcolatore di Google si è "crashato" nella stessa tappa nella quale la Poderosa ha abbandonato i nostri eroi. E, come la moto, non c'è stato verso di far ripartire il motore di Google. Del resto, i km che hanno messo insieme lasciano senza parole. In più, considerando il mezzo meccanico col quale si muovevano, i soldi che avevano a disposizione e l'assoluta incoscienza dettata dalla loro giovane età, c'è da restare davvero storditi. Ma il libro è anche tanto altro. E' pura poesia. 
Naturalmente, a colpire in modo emozionante è il travaglio interiore del giovane Ernesto nel corso del viaggio. Un giovanissimo e svagato ragazzo argentino, col solo scopo di spegnere almeno in parte la sua sete d'avventura, si imbatte invece nel suo destino di difensore dei deboli. Ernesto, nel procedere dei km ,inizia a spegnere il suo sorriso giovane, caricandosi della sofferenza degli sfruttati, dei sofferenti e marchiando a fuoco la sua anima per sempre.
Al ritorno dal viaggio, per sua stessa ammissione, Guevara non sarà lo stesso.
Sarà il Che.

E' difficile scegliere qualche frase del libro, perché ognuna meriterebbe di essere riportata nella sua interezza. In ogni caso, tento nell'impresa e scelgo due passaggi:

il primo, più scontato (forse il più noto), è quello che si ritrova all'inizio del libro e riporta la confessione del l'"uomo nuovo" Guevara:
"Il personaggio che ha scritto questi appunti è morto quando è tornato a posare i piedi sulla terra d'Argentina, e colui che li riordina e li ripulisce, "io", non sono io; per lo meno, non si tratta dello stesso io interiore. Quel vagare senza meta per la nostra "Maiuscola America"mi ha cambiato più di quanto credessi."

il secondo, non meno scontato del primo, è quello nel quale i due giovani incontrano la coppia di operai cileni (marito e moglie, perseguitati perché comunisti) nel villaggio Baquedano:
"Quella coppia infreddolita, nella notte del deserto, accoccolati una contro l'altro, era una viva rappresentazione del proletariato di ogni parte del mondo. Non avevano neppure una misera coperta con cui scaldarsi, così abbiamo dato loro una delle nostre e noi due ci siamo arrangiati alla meglio con l'altra.Fu quella una delle volte in cui ho sofferto di più il freddo, ma anche quella in cui mi sono sentito un po' più affratellato con questa, per me strana, specie umana..."
A mio parere, quest'ultima frase mostra in modo prepotente il fatto che Guevara fosse già cambiato prima ancora di rendersene davvero conto. Parla della coppia di operai disperati come fosse una specie "strana", con la quale si è sentito un po' più affratellato, ignorando in modo ingenuo il fatto che abbia già perso la sua identità di viaggiatore/avventuriero per seguire il suo istinto di difensore dei deboli. Il gesto d'umanità della coperta è per me la consegna della sua anima agli oppressi della sua terra. Un dono che, purtroppo, a non molti anni dal quel viaggio, lo porterà alla morte.
Leggere questo libro mi ha fatto pensare a quanto manca oggi un uomo come Che Guevara.
Una cosa è certa: se fosse ancora vivo, il mondo sarebbe di certo migliore!

Come si fa a non immaginare che, in questo preciso momento, Ernesto e Alberto stiano solcando qualche strada polverosa tra le nuvole del cielo argentino in sella alla loro Poderosa II?



sabato 21 dicembre 2013

PINO APRILE: IL SUD PUZZA

Ho appena finito di leggere l'ultimo libro di Pino Aprile, "Il Sud puzza", e volevo esprimere le mie impressioni.

Pino Aprile già con i suoi libri precedenti, uno su tutti "Terroni", aveva dimostrato il suo talento sconfinato. 
Il suo nuovo libro non fa eccezione.

La scrittura di Aprile è di rara bellezza, non solo per lo stile non banale, ma anche soprattutto per quel misto di cuore e cervello che trasuda in ogni frase. 
Il "Sud puzza" racconta tante cose del mio Sud, avvelenato dai rifiuti, dalla criminalità e dalla coscienza sporca di tanti uomini e di tantissimi politici; ma racconta anche di tante, tantissime associazioni di "ribelli positivi", gente comune che è stanca dei soprusi e "combatte" per lasciare un futuro migliore ai propri figli.
La rinascita di Ercolano, la resistenza civile di Taranto, i comitati della "terra dei fuochi" di Napoli, la Pedagogia della Resistenza in Calabria, i ribelli della Lucania, Addiopizzo in Sicilia, e tanto, tanto, tanto altro.

Aprile fonde in modo mirabile teoria delle reti, psicologia sociale, antimafia, sociologia, storia, antropologia culturale, resistenza e rivoluzione, restituendoci un capolavoro che andrebbe letto nelle scuole di tutta Italia (non solo al Sud).
Accettate un consiglio: correte in libreria e compratene una copia, non ve ne pentirete.


Sarebbero tante le frasi del libro da riportare, ma mi accontento solo di queste due:

"Chi si vergogna, o si nasconde o si riscatta. A capolinea della strada che comincia con la vergogna c'è il suo contrario, l'orgoglio. E posso dirvi che c'è tanta gente in marcia su quella via a Sud".

"Taranto, il primo maggio 2013, dibattito fra le associazioni per la rinascita della città: 
  relatore: << abbiamo fatto troppi sogni!>>
  dalla platea: << Aspetta a chiudere, manca il mio...>>"




venerdì 20 dicembre 2013

ILVA DI TARANTO: LA CASSAZIONE ANNULLA IL MAXI SEQUESTRO

Quando a giugno la Procura di Taranto aveva disposto il sequestro di una parte degli utili della famiglia Riva, per la cifra record di 8 miliardi di euro (OTTO MILIARDI DI EURO), ero rimasto confuso. Da un lato, il preminente, sentivo un moto di soddisfazione dettato dal fatto che, anche se Taranto è stata inquinata forse in modo irrecuperabile, almeno i padroni erano stati toccati sul loro punto debole: i soldi!
Dall'altro, più latente, temevo che l'enormità della cifra condannasse al buco nell'acqua in caso di ricorso.
L'euforia è durata poco purtroppo.
Oggi la Cassazione ha annullato la sentenza di sequestro, restituendo ai Riva il denaro in questione.
Il danno prima, la beffa poi.
Chi è stato a Taranto, ha potuto toccare con mano quello che l'Ilva ha fatto in quella città.
Chi ci vive, combatte ogni giorno sopraffatto dal ricatto "o lavoro o morte", tremando ad ogni colpo di tosse suo o dei suoi cari. Per aggiungere dramma al dramma, i bambini sono i più colpiti. 
Il profitto di pochi avvelena migliaia e migliaia di persone, inquinando in modo irreparabile una terra meravigliosa.
Quando l'Ilva arrivò a Taranto negli anni '60, la città era ancora quella splendida perla che ha reso grande la Magna Grecia. Natura, terre fertili, pescatori, paesaggi mozzafiato, profumi, colori, gioia di vivere.
Guardatela oggi.
Morte, piogge acide, tumori, tristezza, povertà.
E tutto per cosa?
Per il profitto. Dei Riva però.
Qualcuno dirà: si ma anche i tanti tarantini che lavorano nello stabilimento hanno goduto del profitto derivante dall'Ilva.
Seh, come no.
Strozzati nell'ignobile ricatto (o lavoro o morte), hanno visto e vedono morire i loro cari (quante famiglie possono dirsi non toccate da almeno una morte collegata all'Ilva?), o sono morti e muoiono loro stessi.
Mentre i padroni ingrassavano ed ingrassano il culo, loro hanno preso e prendono le briciole, scoprendole poi avvelenate.
Chi bonificherà l'immensa area dell'Ilva?
Chi bonificherà una delle aree più inquinate del pianeta?
I Riva? La Federacciai? Confiundustria?
Seh, come no.

Sono triste, molto triste per questa storia. Perché sono fermamente convinto che chi ha fatto profitti inquinando e generando morte,debba andare in galera e finire in miseria economica. Non potrà pagare il conto astronomico delle bonifiche necessarie e dei risarcimenti alle vittime, ma che almeno si usi tutto (ma proprio tutto) il suo patrimonio accumulato per pagarne almeno parte.
Andrebbero lasciati a pane ed acqua. Ma l'acqua dovrebbe essere quella emunta dai pozzi intorno all'Ilva.

Voglio chiudere riportando il testo riportato su di una lapide che alcuni tarantini hanno voluto sulla facciata di un palazzo di Taranto nel 2001:

" Nei giorni di vento Nord-Nord Ovest
  veniamo sepolti da polveri di minerali
  e soffocati da esalazioni di gas
  provenienti dalla zona industriale Ilva.
  Per tutto questo, gli stessi
  MALEDICONO
 coloro che possono fare e non fanno nulla 
 per riparare" 

La beffa è che questa lapide, dopo soli 12 anni, è già quasi del tutto illeggibile perché coperta e consumata dalle stesse polveri che denuncia.
Per quelli che avessero dubbi su chi siano quei "coloro" messi lì, chiedere alla politica ed alle Istituzioni.  

Piangi antica Taras, piangi serva Italia.
Piangi triste terra di morte.


venerdì 13 dicembre 2013

NAPOLI MAGICA....


Come promesso, vi allego un po' di foto del week end napoletano.
La scelta è stata ardua e ho notato che , rispetto al solito, ho fatto molte meno foto (e molto meno curate).

Sarà che siamo stati investiti dalla magia di questa città e le migliori foto le abbiamo stampate nell'anima!
Prima di mettervi comodi per le mille foto, vorrei segnalarvene due in particolare che vi riporto subito. Sono quelle del Pulcinella di porcellana che ho portato con me in Lombardia.

Quando l'ho comprato, sorrideva abbracciato al suo mandolino.
Appena arrivati a casa, ho scoperto che la porcellana, come il cuore degli emigranti, va in frantumi se schiacciata dal peso dell'emigrazione!

Per il pulcinella per fortuna è bastata un po' di colla (che sia questo il segreto per resistere al mal d' emigrazione? Ma esiste la colla per il cuor dell'emigrante?)
Vabbè.....
povero Pulcinella emigrante!

ma dopo un po' di colla....eccolo di nuovo in forma!

Mettetevi comodi per le altre millemila...

lunedì 9 dicembre 2013

LA MAGIA DI NAPOLI

Vorrei concentrare in poche parole le emozioni del week end passato a Napoli, ma è impossibile.
Vorrei lasciare che almeno le foto restituiscano un briciolo della magia che ci ha investiti, ma sono un po' stanco e devo rimandare a domani.
Sembrerà una banalità scontata, ma è detta col cuore: Napoli è una delle città più belle del mondo!
Chi ne parla male non l'ha mai vista e ciancica i luoghi comuni tanto "cari" ai leghisti.
Non che non abbia difetti, certo. Come tutte le grandi città, anche Napoli ha i suoi guai.
Ma è qualcosa di unico, inarrivabile.
Napoli è un gioiello d'arte e bellezza..
Visitatela e ve ne innamorerete.






domenica 1 dicembre 2013

LE NAVI DELLA VERGOGNA DI RICCARDO BOCCA


Ho letto il libro "Le navi della vergogna" di Riccardo Bocca.
Che dire?
Ho ancora il magone.


Non solo perché sono nato a Paola, in Calabria, no.
Perché questo libro non mette solo in luce l'affondamento nei mari del Sud Italia di  navi cariche di scorie radioattive prodotte dalle industrie del Nord Italia (signori leghisti aprite le orecchie), no, no.


Mette in luce la complicità di uno Stato che avrebbe non solo tollerato questo ignobile traffico, ma  addirittura anche collaborato con le mafie per risolvere un problema, quello del "ricovero" di scorie nucleari, diversamente non "gestibile".
Servizi segreti, politica di altissimo livello, istituzioni, logge massoniche, imprenditori, faccendieri, militari, tecnici, mafiosi, tutti a formare un'unica grande coalizione del malaffare.


Prima di leggere questo libro avevo un'altra idea di questo scandalo.
Ingenuamente pensavo che lo Stato non riuscisse a contrastare la 'ndrangheta ed i suoi smaltimenti illeciti, per incapacità o per mancanza di mezzi e di risorse.
Dopo questa lettura molto istruttiva ho capito una cosa drammatica: se lo Stato volesse, sgominerebbe le mafie in qualche mese. Non estirpa la criminalità per schifosa convenienza.
Consiglio la lettura di questo libro a tutti, ma soprattutto ai signori leghisti.





martedì 19 novembre 2013

ALLUVIONE IN SARDEGNA

Non ci sono parole.
Un anno si ed uno pure, il mese di novembre viene segnato a lutto sul calendario italiano.

Eppure ogni volta ci si riscopre meravigliati dall'entità dell'evento, dalla portata della tragedia.
Sono anni, tanti anni, che la politica ignora completamente temi quali quelli della prevenzione dei disastri naturali perché a taluni sciacalli conviene intervenire solo dopo la tragedia.
Perché?
Perché intervenire nell'emergenza ha tanti vantaggi: mediatici, elettorali, affaristici. 
Leggi speciali, commissari straordinari, ricostruzioni senza gare, amici degli amici, sempre lo stesso schifo.


Ah, con tanto di lacrimuccia d'autorità a favore di telecamera nei funerali di Stato naturalmente.
Sono stanco e disgustato da questa melma di ignobili sciacalli.
La Sardegna piange i suoi morti, così come fanno i tanti italiani onesti ed inermi.
Una ristretta cerchia di diavoli bastardi invece si sfrega le mani e ride d'avidità perché nuovi affari sporchi si stagliano all'orizzonte.

Il lugubre giorno spegne il sorriso dell'Italia migliore ed accende quello degli infami.

Il popolo dimenticherà presto e altre tragedie colpiranno nell'indifferenza.
La metà dei comuni italiani è a rischio idrogeologico ed il Sud è più insicuro oggi che ai tempi dei Borboni.


Nessun piano d'intervento, nessun investimento in prevenzione, nessun interesse della classe dirigente al problema del dissesto idrogeologico, niente.
Sarno, Genova, Olbia, cosa è cambiato?
Nulla.
Il popolo vive nel bieco fatalismo, inerme, impotente.
Invece di pretendere dalla politica un impegno concreto affinché ciò non accada più, incrocia le dita sperando di non essere nell'elenco delle vittime della prossima sciagura.
Invece di capire i perché, si concentra sul più "spettacolare" come.
Invece di chiedere giustizia, si ingozza di scene drammatiche alla TV, come fosse uno dei tanti patetici "curiosi" che ingrossa le oscene code sull'altra corsia dell'incidente in autostrada. 
Invece di farsi un esame di coscienza, per comprendere che il suo lassismo è doloso e non solo colposo, si rattrista per il tempo che i media vorranno dedicare a quest'ennesima tragedia.
Questo è il popolo italiano oggi, purtroppo.
Il nostro concetto di comunità è divenuto vuoto, così come quelli della solidarietà e della giustizia.
E la politica non è la causa ma solo l'effetto dello svilimento della nostra civiltà.
Fossimo migliori pretenderemmo politici migliori a rappresentarci.
Fossimo migliori non accetteremmo passivamente queste tragedie.
Non è la pioggia che è killer, così come non è l'acqua che uccide.
Non sono  la sfortuna né la statistica.
Uccidono il lassismo, l'affarismo, il cinismo.
Uccide chi permette l'abusivismo.
Uccide l'abbandonare fiumi e torrenti.
Uccide disboscare, costruire nel letto dei fiumi, cementare tutto il possibile ed anche l'impossibile.
Uccide chi incendia ettari ed ettari di boschi ogni estate.
Uccide ignorare le frane, chiudere gli occhi sul cemento "depotenziato", far finta di non vedere i tondini mancanti nei pilastri. 
Uccide l'avidità dei costruttori edili disonesti.
Uccide la mazzetta, la tangente al politicante, la speculazione edilizia.
Uccide l'amministratore che rimpingua le casse del comune con gli oneri di urbanizzazione, permettendo costruzioni non ammissibili in quel luogo.
Uccide il progettista che "mette a posto" le carte, sostenendo nelle relazioni non quello che dice la sua coscienza ma quello che impone il committente pagante.
Uccide chi sa che l'impunità sarà comunque garantita a questi lestofanti!

Ecco, solo dopo che sia stato verificato tutto questo, e cioè che non c'è colpa umana, posso accettare l'idea che sia stata davvero sfortuna.
Il resto è solo pura ipocrisia.
Chiudo perché sono troppo incazzato e disgustato.
___________________________________________________
L'ultimo pensiero va alle vittime di questa tragedia ed ai familiari. 
Vittime innocenti abbandonate ad un destino tragico da uno Stato assente.
Uno Stato che invece non è innocente perché spende i soldi per cose che evidentemente ritiene più "importanti" rispetto alla sicurezza dei suoi cittadini.
Che so, tipo i miliardi buttati per gli F35 o per la TAV per esempio....
Le banche, la crisi, la decadenza di mister B, le primarie di Renzi...quanto è lontana questa  gente dai veri problemi dell'Italia...



lunedì 11 novembre 2013

AD ESEMPIO A ME PIACE IL SUD

Ad esempio a me piace la strada, col verde bruciato magari sul tardi.
Macchie più scure, senza rugiada, coi fichi d'india e le spine dei cardi.
Ad esempio a me piace vedere, la donna nel nero del lutto di sempre.
Sulla sua soglia, tutte le sere, che aspetta il marito che torna dai campi.
Ma come fare non so!
Si devo dirlo ma a chi?
Se mai qualcuno capirà...
sarà senza altro un altro come me...
Ad esempio a me piace rubare le pere mature sui rami se ho fame
ma quando bevo sono pronto a pagare l'acqua, che in quella terra è più del pane.
Camminare con quel contadino , che forse fa la stessa mia strada.
Parlare dell'uva, parlare del vino che ancora è un lusso per lui che lo fa.
Ma come fare non so!
Si devo dirlo ma a chi?
Se mai qualcuno capirà...
sarà senza altro un altro come me...
Ad esempio a me piace per gioco, tirar dei calci a una zolla di terra. 
Passarla a dei bimbi che intorno al fuoco cantano, giocano e fanno la guerra.
Poi mi piace scoprire lontano il mare se il cielo è all'imbrunire, seguire la luce di alcune lampare
e raggiunta la spiaggia mi piace dormire
Ma come fare non so!
Si devo dirlo ma a chi?
Se mai qualcuno capirà...
sarà senza altro un altro come me...
Ma come fare non so!
Si devo dirlo ma a chi?
Se mai qualcuno capirà...
sarà senza altro un altro come me...
(grande Rino!!!!)

martedì 8 ottobre 2013

L'ASFALTO NUOVO E L'AMNISTIA

Nel lontano 5 ottobre 1984 ero solo un ragazzino, ma ricordo bene l'evento che accese i riflettori nazionali sul mio paese natale: la visita di Papa Giovanni Paolo II alla città di Paola (Cosenza) ed al Santuario di San Francesco.

Una folla immensa e tanto entusiasmo, ma non è di questo che voglio parlare.
Stasera, mentre ero in doccia, ho riflettuto sulla notizia politica del giorno (Napolitano e l'invito al Parlamento per una possibile amnistia) e mi è venuta in mente proprio quella lontana visita papale.
Il mio paese, pur essendo tra i più ricchi della Calabria, all'epoca (e, purtroppo ancora oggi), non vantava un'economia solida  ed anzi versava in uno stato di totale abbandono da parte dello stato centrale (purtroppo ancora oggi). Insomma, per sintetizzare, le strade della mia città allora erano un colabrodo inverosimile di buche e dissesti (purtroppo ancora oggi).


Qualche settimana prima dell'annunciatissima visita papale, ecco che chi di dovere (l'Anas, lo Stato,  la politica, boh!) pensò bene di asfaltare a nuovo le strade, con un però. 
Agli occhi di un bambino come me, quella era la civiltà, il progresso. 
Strade nuove finalmente! Basta buche!


Il però che ho lasciato qualche frase fa era rappresentato da una stranissima coincidenza; le strade riasfaltate seguivano semplicemente il percorso che avrebbe seguito la Papa-mobile, dal palco autorità posto sul lungomare al Santuario di San Francesco di Paola.
Il restante parco strade cittadino fu lasciato nelle stesse condizioni originarie.
Non ricordo quale fu la mia reazione allora ma, ancora non indurito dalla vita, immagino fui comunque felice nell'accontentarmi del fantomatico mezzo bicchiere pieno.

Oggi guarderei l'altro mezzo, ma lasciamo perdere.

Insomma, la visita del Papa aveva convinto chi di dovere a sistemare delle strade che meritavano una sistemata da almeno una quindicina d'anni, ma solo in relazione al minimo indispensabile (il percorso appunto).
Ora mi direte: e che c'entra 'mo 'sta storia del Papa?
L'idea che le carceri italiane siano tra le peggiori d'Europa (almeno dell'Europa più importante, quella nella quale pensiamo di meritare un posto), con sovraffollamenti SCANDALOSI, non ha spinto in questi anni la politica a pensare a soluzioni tipo l'amnistia ma,  ora che Berlusconi è parte in causa nella vicenda reclusione, ecco che l'argomento clemenza diviene non più rinviabile.

Un po' come la storia dell'asfalto sul percorso papale.

Ancora non ho capito se Berlusconi potrà usufruire di questi vantaggi e se la fortunosa coincidenza della possible amnistia sia davvero un caso, ma possiamo accontentarci di questa scusa per sperare almeno che i carcerati italiani possano trarne giovamento?
Ma perché dobbiamo sempre ragionare da sudditi?
Ma perché non ci ribelliamo a questa politica?
Ma non siamo stanchi di questa Italia?

NB: per evitare equivoci, l'intento del mio ardito paragone non è quello di offendere la religione ed i credenti (e ci mancherebbe pure), ma quello di mostrare i mezzucci della politica nazionale e l'interessamento "oculato" di questa ai problemi del popolo, solo quando questi coincidono con quelli dei padroni. Aspetto l'evolversi degli sviluppi del "progetto amnistia" prima di trarre conclusioni, ma resto pessimista.





lunedì 9 settembre 2013

LE PIGNE NEL CERVELLO


L'estate scorsa, mentre mi godevo la splendida Sila, ho raccolto 2 piccole pigne tra le tante incontrate sul sentiero di montagna. Secche ma non troppo, tanto da poter sentire ancora forte l'odore inebriante della resina, ho pensato di portarmele in Lombardia, per tenerle in macchina a farmi compagnia.
Quante volte in coda ho chiuso gli occhi e avvicinato questi gioielli al naso, per riassaporare quel profumo magico e per rendere meno duro il mio incedere così lontano dalla terra natia....


Questa estate sono tornato in Sila ed ho pensato di riportare a "casa" le pigne che mi hanno accompagnato per un anno in Lombardia, e per sostituirle con altre due "nuove" ma, quando le ho lanciate nel sottobosco, ho cambiato idea.
Pensare alle pigne emigranti che sono tornate a casa mi ha toccato nel profondo(non scherzo! Su queste cose un emigrante non scherza mai!) ed ho pensato di non prenderne altre.
Ho anche fatto una foto del momento magico del ritorno, ma preferisco tenerla per me.

Così, tanto per dire come sono combinato.

lunedì 2 settembre 2013

LA SILA

In quanto calabrese sarò pure di parte, ma è davvero difficile non innamorarsi della Sila.
Tra le altre, vi lascio qualche foto dei fantastici Giganti della Sila, superbi pini larici ultracentenari che svettano a più di 40metri. 
Fate voi....

mercoledì 21 agosto 2013

ANCORA CALABRIA

Paola, Calabria, oggi!


(foto di Zupacchiotta)

CALABRIA FOREVER

Quando dico che non c'è posto più bello della Calabria, parlo a ragion veduta.....
Nelle foto solo qualche accenno di queste giornate memorabili....