venerdì 17 gennaio 2014

NUNZIA DE GIROLAMO SI DIFENDE

Ho appena ascoltato la difesa "televisiva" della ministra dalla Gruber, non contento di essermi già sorbito quella "ufficiale" alla Camera (una Camera semi deserta tra l'altro).
Che dire?
Poco, anzi niente.
Il potere è nelle mani di chi controlla la verità.
Chi controlla la TV, controlla la verità.
E quindi siamo ancora in piena stagione caimano.
Chi ha un minimo di sale in zucca e non si informa solo dalla TV, dovrebbe avere i mezzi per capire quali siano le colpe politiche contestate alla De Girolamo.
Per quanto riguarda le colpe penali, attendiamo sviluppi (per il momento non è indagata ma, dato il tono delle intercettazioni che hanno reso pubbliche, ho idea che lo sarà presto).
Chi sia il mandante politico del siluramento è abbastanza chiaro.
Del resto, basta leggere tra le righe gli articoli di alcuni giornali vicini al cicciobello di hard-core per risolvere l'arcano. Ma ho l'impressione che la De Girolamo sia solo un "danno collaterale" nella strategia dell'untuoso ultrasettantente. Credo che nel "mirino" ci siano Alfano e Renzi.
E infatti Renzi ha messo in programma un incontro a dir poco SCANDALOSO con un signore condannato in via definitiva per frode fiscale....
Meditate gente, meditate.... 

giovedì 16 gennaio 2014

LE ARMI CHIMICHE DELLA SIRIA ANDRANNO A GIOIA TAURO

Dovrebbero restare in porto per 48 ore, giusto il tempo di passare da una nave danese ad una americana.

Il governo italiano ha deciso così, naturalmente senza informare preventivamente né le (pseudo)istituzioni calabresi, né i cittadini. 
Da calabrese, a parte provare uno sdegno assoluto per il metodo autoritario del governo, posso solo sperare che non si verifichino incidenti nel porto.


Certo, la mente va al terribile scandalo delle "navi dei veleni" e, quindi, c'è poco da stare sereni.
E' interessante notare che Enrico Letta si ricordi della Calabria solo quando ha queste necessità.

La reazione del presidente Scopelliti non merita commento. E' parte del sistema eppure ogni tanto fa finta di reagire alla politica centro-nordista di questa Italia divisa i cittadini si serie A e di serie B.
E noi calabresi per il governo siamo cittadini di serie D (neanche iscritti al campionato).

mercoledì 15 gennaio 2014

LA PADANIA E LA BIANCHITUDINE DEI LEGAIOLI


Se non fossero stati al governo per vent'anni, condizionando ed affossando il nostro Paese, ci sarebbe da deriderli e basta. 
Un "poveri sfigati" basterebbe.
Ed invece, purtroppo, dobbiamo piangere anche noi del loro livello infimo.

Gli attacchi razzisti al ministro Kyenge degli ultimi giorni sono solo delle gocce luride in un mare già irreparabilmente inquinato.
Come può una persona equilibrata rispondere a chi la accusa di negritudine?
Auspico che la magistratura intervenga contro questa gente, perché il livello di razzismo raggiunto inizia ad essere anche pericoloso (oltre che schifoso).
La padania non esiste, ma una domanda sorge spontanea: signori legaioli, siete sicuri che vostra "bianchitudine" renderebbe questa presunta terra verdefoderata il regno fantastico al quale pensate di poter aspirare?
Ridicoli, siete ridicoli!

lunedì 13 gennaio 2014

SALLUSTI E NUNZIA DE GIROLAMO

Ieri riflettevo sull'anomalo silenzio che i media berlusconiani stavano riservando al "caso De Girolamo" ed ecco che oggi, completamente inatteso, Alessandro Sallusti si è superato con l'ennesimo inimitabile editoriale.
Non c'è che dire: proprio un ottimo editoriale!
Correte a leggerlo a questo link.

Avevo cercato di sintetizzare l'editoriale per punti, ma mi sono accorto che non è semplice. Ogni singola frase deve essere colta nella sua interezza. Gli articoli di Sallusti sono un numeri primi: divisibili solo per se stessi (e per 1!). 
Quindi godetevelo da soli!

Ah, W Sallusti naturalmente!

JEFFERY DEAVER: LA FINESTRA ROTTA

Prima di incrociare sulla mia strada Chuck Palahniuk, giusto un po' dopo aver tirato il fiato rispetto a Patricia Cornwell, Stephen King e Thomas Harris, mi sono appassionato non poco allo stile di un altro talento del genere thriller: Jeffery Deaver.
Ho macinato molti suoi libri naturalmente, lasciandomi come al solito qualche ciliegina arretrata per i momenti opportuni.
E questo era appunto uno di quelli.
Cosa c'era di meglio che leggere un libro di Deaver che  mi mancava?
Ho quindi tirato giù dalla mia libreria "La finestra rotta", un libro tra l'altro abbastanza datato (è del 2008), gustandomelo dalla prima all'ultima pagina.
Spendo solo due parole su questo libro, per evitare i soliti commenti mielosi, ma vi assicuro che è davvero molto bello.
Se ignorate del tutto i problemi insiti nella violazione della privacy, questo è il libro per voi.
In un mondo "social" come il nostro, nel quale ognuno di noi (tranne rare eccezioni) non riesce a non spiattellare ogni minimo (ed insignificante) dettaglio della propria vita su Facebook, il racconto di Deaver fa ancora più impressione. 
Il sapere è potere.

Chi ha amato (ed ama) "1984" di Orwell (come il sottoscritto), non puo' far a meno di leggere "La finestra rotta".

Insomma, libro CONSIGLIATISSIMO!



CASO DE GIROLAMO: URGONO DIMISSIONI!

Per chi avesse ancora dubbi su quanto sia nefasta l'anomala stagione delle "larghe intese", forse puo' essere d'aiuto il "caso De Girolamo".
Quale caso?
Questa è la risposta "tipo" che mi è capitato di sentire in giro.
Ma non è un caso, no no.
Il fatto che la gran parte del Paese ignori del tutto questa vicenda o, alla meglio, ne conosca solo qualche dettaglio insignificante (le famose parolacce carpite nelle registrazioni illegali), è perfettamente in linea con la triste stagione di "pace armata" dei nostri politicanti.
La cosa più ridicola, e non è facile scegliere, è che a molti, me compreso, è venuto il sospetto che, quello che ad oggi dovrebbe essere il ministro più debole, la De Girolamo appunto, e proprio per lo scandalo delle intercettazioni, rappresenti in realtà il puntello più solido di questa sgangherata maggioranza.
L'anello debole è in realtà quello che tiene unita una catena ancora più debole (sembra un paradosso ma, visti i personaggi, non lo è!).
I media di Berlusconi per il momento ignorano la notizia, così come la restante parte (tranne rarissime eccezioni), ed anche l'intero Centro Sinistra sembra vivere su Marte. Brunetta e la Carfagna mandano minacce velate alla De Girolamo, ma senza mostrare (troppi) denti. Renzi fa lo scemo di guerra (che mi pare gli venga bene), così come Letta e compagnia bella. Alfano ha difeso come sempre, ma forse più per abitudine che altro. 
In questo mare di melassa putrida, solo il M5S ed il Fatto Quotidiano stanno facendo la loro parte.
Ma chiaramente non basta.
E' troppo chiedere le dimissioni del ministro De Girolamo?
Vi invito a leggere questo bell'articolo di Marco Lillo, così per avere un'idea.

MINISTRO DE GIROLAMO SI DIMETTA!


domenica 12 gennaio 2014

ALFANO E LE NOZZE GAY

 In genere quando lo vedo in TV che muove la bocca, evito di ascoltarlo e mi concentro sul suo sguardo sereno e complice del potere. Ho una strana passione per le anomalie. Il suo viso, le sue espressioni, persino il suo incedere, sono completamente fuori tema rispetto al personaggio che ha scelto di interpretare.
Perfino la sua finta dissociazione da Berlusconi, con contorno di patate lesse e nuovo partito di plastica (NCD), sembra più digeribile dello stracotto di manzo che ci ha rifilato ieri.
Si, proprio ieri.
L'ho visto come sempre che dava aria alla bocca ma, incredibilmente, poi è successo qualcosa.
Mi sono dovuto concentrare sulle parole del suo discorso (ed erano anni che non lo facevo).
Sentire Alfano urlare appariva strano alle mie orecchie abituate a ben altri toni accondiscendenti.
Vedere il suo viso divenire una maschera di rabbia mentre arringava alla folla, ha sconcertato i miei occhi che l'hanno sempre visto moderatamente chinato a favore di padrone.
In uno slancio inaspettato ha addirittura minacciato di far cadere il governo.

E qual era l'argomento che tanto ha infiammato il nostro eroe?
L'evasione fiscale?
Lo scandalo dei paradisi fiscali?


Le mafie?
Il traffico dei rifiuti?

La crisi e le famiglie sul lastrico?
L'ingiustizia sociale?
Il precariato?

No, ma che!
Roba molto più grossa.
Dopo anni di pseudo sonnambulismo, Alfano si è svegliato niente meno che per combattere  "i matrimoni gay". Roba decisamente più grossa!

Ora, fossimo un Paese civile, avranno come minimo un'altra classe politica.
Ma visto che viviamo tutti a Cialtronandia, becchiamoci anche questa.

Con tutti i problemi che dovrebbero risolvere (visto quanto li paghiamo), si concentrano su finte questioni generate dalla loro ipocrisia.
Si perché quando Alfano parla di "valori" deve forse aver dimenticato la difesa a spada tratta che ha fatto del suo ex (ex? Ah ah) padrone Berlusconi.
Dove erano i valori di Afano quando ha difeso il frodatore fiscale (in via definitiva) attaccando la magistratura?
 Dove erano i valori di Afano quando ha difeso il già citato soggetto quando sono emerse le tristi vicende note come "bunga bunga"?
Dove erano i valori di Afano quando ha appoggiato ogni legge ad personam ad uso e consumo di chi sappiamo?
Dove erano i valori di Afano quando il Parlamento "credeva" alla favoletta di Ruby nipote di Mubarak?

Alfano perché non ti allontani dalla vita pubblica, lasciando ogni incarico politico ed istituzionale?
Hai avuto la tua occasione.
Hai dimostrato tutto il tuo valore e, forse, ti sei guadagnato qualche citazione nei libri di storia (che i tuoi discendenti ne saranno fieri è tutto da dimostrare pero').
Ora anche basta no?

NB: solo per chiarire come la penso in merito. Ritengo che, in un paese civile, due persone, se maggiorenni, dovrebbero potersi sposare senza che qualche parruccone amico delle alte sfere vaticane dica qualcosa in merito. Purtroppo, su questi argomenti, l'Italia è molto, molto lontana. 

L'ipocrisia di questi politici è tale che, quando passeranno a miglior vita, pur essendo all'inferno si diranno in paradiso!

Ah, ma il PD come fa a stare al governo con questa gente?
Renzi, visto che intervieni sempre su tutto (a sproposito tra l'altro), perché non dici come la pensi rispetto alle parole di Alfano?

venerdì 10 gennaio 2014

MARCHIONNE ELABORA LA SCONFITTA

E' complicato elaborare una sconfitta, specie se si perde vincendo.

Il caso di Marchionne è da manuale. 
Pur avendo contribuito in modo decisivo al fallimento delle politiche industriali (e occupazionali) della Fiat, condannando migliaia di italiani alla povertà e, cosa non meno grave, affondando una storica azienda metalmeccanica, continua ad ingolfare i suoi conti correnti con montagne di danaro.

Si perché, a parte il suo stipendio, grazie alle azioni che detiene guadagna anche se la Fiat va male in Borsa.
Il rapporto tra il suo compenso annuo e quello del singolo operaio è un numero a 4 cifre cosa che, oltre che essere eticamente insopportabile, è anche del tutto ingiustificata.
A gioco regolare, il compenso dovrebbe essere legato alle responsabilità ed ai risultati.
Vista la situazione della Fiat, direi che dovrebbe non solo smettere di percepire lo stipendio milionario, ma restituire buona parte dei suoi guadagni passati.

Ah, dimenticavo. 
Poi, ogni tanto,spunta su qualche giornale (vedi l'intervista di oggi su Repubblica) e, come fosse un premio Nobel dell'Economia, rilascia un'intervista nella quale fa vanto a se stesso, esaltando le sue imprese di manager e i favolosi mondi dorati che aspettano la Fiat in un futuro vicinissimo.

Spero che presto, anzi prestissimo, Marchionne elabori la sua sconfitta personale come manager, licenziandosi e lasciando la Fiat nelle mani di qualcuno più capace.
Il resto è solo fuffa!
Ah, mi resta un dubbio:  Torino è oggi la  città più povera del Nord; questa è un'altra "medaglia" da apporre al petto del "genio" italo-canadese?


NB: naturalmente questa è solo la mia misera opinione. So che per tanti Marchionne è davvero un genio. Ognuno è libera di pensarla come vuole. Per me dovrebbe andare a casa, senza se e senza ma.


IL TAR ANNULLA LE ELEZIONI IN PIEMONTE: COTA A CASA!

Ci sono voluti 4 anni ma, come sempre, il tempo è galantuomo.
Il Tar ha finalmente annullato le elezioni regionali piemontesi del 2010, accogliendo il ricorso dell'ex presidente Bresso, a seguito della condanna del consigliere Giovine per bruttissima vicenda delle firme false dei "Pensionati per Cota".
Ora Cota e la sua Giunta devono andare a casa!
Non che ce ne fosse bisogno naturalmente, eppure i leghisti ci hanno dato un'altra prova del loro valore etico-morale: 0 (leggi Zero). 
Salvini Matteo, sobrio come al solito, ha commentato nel seguente modo: "Giudici e sinistra, anche quando perdono, riescono a vincere...Un attacco alla democrazia, ecco di cosa si tratta. Altro che mutande!"
Il solito stile insomma!
Ah, le mutande verdi di Cota.....le avevamo quasi dimenticate vero?
Ma perché i leghisti non migliorano mai?
Ma perché c'è ancora gente che vota Lega?
Pochi voti, certo. Ma, visto il valore dei soggetti in questione, anche la manciata di voti che raccolgono è sempre eccessiva.
Leghisti andate a casa!
Se esistesse la padania (con la p sempre minuscola), potrei dire "povera padania!".
Ma visto che questa fantomatica "padania" resta nelle fantasie avvinazzate di una manciata di cialtroni che ha trovato il modo di vivere alle spalle di beoti verdefoderati, mi accontenterò di un canonico ed unitario "povera Italia!"  

JOHN BROWN

Ci sono storie che andrebbero raccontate ogni giorno, perché parlano di uomini speciali.
Oggi il mio pensiero vola a John Brown, un uomo che ha dato la vita per difendere la libertà degli schiavi.
E' passato tanto tempo, certo, e non è più il colore della pelle a determinare la condizione di vita degli uomini (almeno in una parte del pianeta). Ma la schiavitù non è scomparsa. E' cambiata e, forse, è meno visibile di prima, ma non è certo scomparsa. Oggi gli schiavi sono i lavoratori precari ai quali è stata tolta ogni dignità ed ogni speranza. Oggi gli schiavi sono i giovani vessati da un mondo del lavoro indegno. Oggi gli schiavi sono gli operai cinesi sfruttati e trattati come bestie nelle fabbriche clandestine che facciamo finta di non vedere. Oggi gli schiavi sono gli extracomunitari senza permesso di soggiorno, sfruttati da italianissimi imprenditori che magari votano per partiti che sono platealmente xenofobi. Oggi gli schiavi sono i lavoratori cinquantenni, buttati in mezzo alla strada dal "genio" di turno (vedi il metalmeccanico Italo-canadese, con la residenza in Svizzera però...), dopo 30 anni di lavoro onesto col quale ha ingrassato il culo dei padroni.
Oggi gli schiavi sono gli uomini senza speranza e senza futuro che, lasciati soli ed indifesi, si suicidano tra l'indifferenza generale.
Oggi più che mai servirebbero non uno ma cento, mille, diecimila John Brown!

mercoledì 8 gennaio 2014

POLIZIA VIOLENTA: SERVE IL NUMERO DI RICONOSCIMENTO SUBITO!


Agli italiani informati, purtroppo sempre troppo pochi, la puntata del programma TV "Presadiretta" sui tanti casi di violenza di poliziotti contro cittadini inermi non deve aver detto molto di più di quanto già non sapessero.
La speranza è invece che, ai tantissimi italiani che ignorano il problema, purtroppo sempre troppi, la visione di quelle scene atroci ed il racconto delle storie di giovani uccisi a manganellate da "servitori dello Stato" possa aprire gli occhi.

Sono argomenti complicati, lo so, ma devono essere affrontati.
L'idea che alcuni poliziotti, dopo aver ucciso con barbara violenza un ragazzo inerme, possano farla franca (o scontare pene ridicole), in quanto coperti in ogni modo dai superiori, è un qualcosa che non riesco a metabolizzare. Non parliamo poi della facilità con la quale si lascia gli stessi soggetti al proprio posto, liberi di inquinare le prove, minacciare i testimoni e, incredibile a credersi, in servizio per le strade.

Quasi sempre, quando si toccano questi temi, ci si concentra sui tantissimi agenti onesti che, per quattro spiccioli e rischiando la vita, fanno ogni giorno il proprio dovere, minimizzando invece le poche "mele marce" che si macchiano di reati orribili. Questo approccio può andare bene ma solo se alle parole seguono i fatti: le "mele marce" devono essere punite come ogni altro cittadino (col carcere!) e licenziate in tronco.
Non devono essere difese direttamente o indirettamente, facendo quadrato per interesse di "corporazione".

Non devono essere addirittura premiate con avanzamenti di carriera, come avviene quasi sempre..
Non devono essere lasciate libere di condizionare il processo a loro carico.
Questi soggetti devono essere giustamente processati e, se condannati, devono finire in carcere.
Punto.
Sono stanco di sentir ripetere "la divisa non si processa"!
Basta!
Sentire poi le motivazioni con le quali i politici e gli alti dirigenti della Polizia giustificano il loro no all'adozione del numero di riconoscimento sul casco dei poliziotti è un insulto alla civiltà!
Ogni dipendente pubblico deve poter essere riconoscibile mentre svolge il proprio lavoro perché rappresenta lo Stato e, in caso di abuso, deve essere individuato e punito.
Evidentemente per i poliziotti questo non vale.
Ed è secondo me il senso di impunità che agisce da amplificatore di questi atti di violenza ignobili e vigliacchi. Vedere 4 o 5 poliziotti infierire con violenza inaudita su di un uomo riverso a terra e già immobilizzato è qualcosa che ferisce nel profondo la dignità del nostro popolo.
Ma vedere poi tutte le azioni di copertura dei superiori è ancora peggio.
BASTA!
BASTA!
BASTA!
I casi sono talmente tanti che non sarebbe giusto citarne solo alcuni; 
l'indifferenza che l'Italia mostra (tranne rare eccezioni) deve far riflettere.
In attesa che la politica (che fa schifo l'ho detto?) trovi il modo di evitare il ripetersi di queste atrocità e, soprattutto, che si innalzi l'urlo di protesta del popolo, non mi resta che rassegnarmi. 

Per chiudere, vorrei esprimere la mia totale vicinanza alle vittime di questi che, a tutti gli effetti, sono e restano "omicidi di Stato" ed alle loro famiglie. 

ANDREA CAMILLERI: LA BANDA SACCO

Ho appeno letto il libro "La banda Sacco" di Andrea Camilleri.
Un gioiello di valore inestimabile, non solo perché scritto con la solita maestria, no.
Anche e soprattutto per la storia che racconta, quella della famiglia Sacco.
Una famiglia che non si è piegata alla mafia ed anzi l'ha combattuta, mostrando il vero valore dei così detti "uomini d'onore": nessuno!
Una storia che permette di comprendere (ma c'è davvero qualcuno che non l'ha capito?) quale sia il male che la mafia arreca al  territorio nel quale si annida, in ogni senso (civile, sociale, economico, morale,...).

Una storia che racconta anche le colpe della politica dello Stato, collusa coi mafiosi.
Una storia che chiarisce (ma c'è davvero qualcuno che non l'ha capito?) quanto male abbia fatto il fascismo all'Italia, al Sud ed alla Sicilia.

Una storia che parla anche e soprattutto d'amore. L'amore che la famiglia Sacco aveva per la Sicilia, per l'onestà.
Una storia vera.
Un libro CONSIGLIATISSIMO, soprattutto in questi anni tristi nei quali la (presunta?) "trattativa" tra Stato e Mafia del '92 sta scemando nel silenzio irreale dell'omertà delle Istituzioni...


lunedì 6 gennaio 2014

22/11/'63 DI STEPHEN KING

Ho letto tanti libri di Stephen King, ma non tutti per fortuna.
In questi giorni di vacanza, dopo averne abbandonati diversi (e quando abbandono un libro io vuol dire che è veramente una schifezza inaudita), ho affrontato l'immenso tomo "22/11/'63" che mi ero ripromesso di leggere da qualche tempo.
Cosa posso dire?
Un libro spettacolare!
King ha dato spesso prova del suo talento, cadendo ogni tanto anche lui su qualche buccia di banana, ma dimostrando nella sua lunghissima carriera di essere uno degli scrittori più bravi del suo genere.
Questo libro è da annoverare tra i suoi capolavori.
La storia la faccio breve, perché (come al solito) non voglio anticiparvi nessuna sorpresa (e ce ne sono tante), ma immaginate un thriller che narra le vicende di un americano del 2011 che si trova proiettato indietro negli anni '60, e che si pone l'obiettivo di impedire l'omicidio di JFK.
Detta così sembra una storiellina a metà strada tra "Ritorno al futuro"  e "Terminator", ma la maestria di King è stata tale (come al solito) da aver imbastito un racconto che (come al solito) tiene il lettore col fiato sospeso dalla prima all'ultima pagina. Il rigore storico, la fantasia, le descrizioni minuziose, tutto è al posto giusto in questo libro(come al solito). Persino il finale che, di solito nei libri di King cala un pochino, resta maestosamente dinanzi al lettore in tutta la sua cristallina genialità, nonostante le 700 e più pagine macinate per vederne l'ultima finire.
Davvero un bel libro(come al solito).
Immagino (e spero) che presto divenga un film, anche se ho paura che la pellicola non potrà comunque rendere il giusto tributo a questo libro(come al solito).
Consigliatissimo!

Unico difetto? Un po' troppo lungo(come al solito)!



MATTEO RENZI, CHEF RUBIO E LA CODA DEL LAMPREDOTTO


Confesso che l'essermi trovato anche solo per qualche secondo tra la folla di giornalisti, cameraman e curiosi appostati sotto la sede del PD di Firenze ed in attesa di Matteo Renzi, mi ha molto disturbato.
Non ero (chiaramente) al corrente dell'imminente prima riunione di direzione del "nuovo" PD di Renzi e, ad averlo saputo, avrei girato alla larga per evitare di vedere quella scena pietosa.

Decine e decine di giornalisti a bivaccare sotto la sede PD, in compagnia di tantissimi semplici curiosi, tutti in attesa del "nuovo" astro nascente (?) della "Sinistra" (ma de che!). 
Purtroppo, come detto, questa scena credo che mi resterà in mente per molto, molto tempo.
Ho anche fatto qualche foto del codazzo, perché sono evidentemente un masochista.
No, il signor "miglior talento" della "Sinistra", al secolo Renzi Matteo, fortunatamente non l'ho visto passare. Ho scoperto solo dopo che l'ho mancato per poco (era arrivato in bici da mezzora).
Ora, considerando che la riunione è durata 5 ore, che dopo c'è stata una conferenza stampa (che mister luogo comune poteva per caso risparmiarci? Certo che no!) e che i giornalisti erano lì appostati almeno dalle 10 di mattina (e io penso molto prima), uno si aspetta che il Renzi già citato abbia regalato al mondo chissà quali importantissime idee, preziosi mattoncini dorati per lastricare l'accidentata strada del "bene comune".
Seh, come no.
Il solito minestrone di frasi fatte, luoghi comuni, battutine ad effetto,marketing da venditore di pentole porta a porta e bassa psicologia a tanto al kilo.
Il niente mescolato col nulla o, se volete,  il nulla mescolato col niente.
Il solito Renzi insomma.
E qual è allora l'alchimia che ha permesso a questo ormai ex giovane fiorentino con la spocchia mal supportata da un'espressione non proprio sveglia, di rapire l'attenzione degli italiani in questo povero Paese schiacciato da problemi così seri?
Basta come risposta il desolante panorama politico attuale?
Certo che no!
Tanto più che, a mio modestissimo parere, per quanto si sforzi di dire il contrario, Renzi è da molto tempo attore tra i principali di questo orrendo teatrino politico e, quindi, essendo parte importante del problema, non può esserne anche la soluzione.
Mentre riflettevo su queste discutibili osservazioni, offuscando così alla mia vista i ben più importanti spunti artistici che i profili dei palazzi di Firenze offrono (l'unica cosa gratis a Firenze!), ho guadagnato rapidamente il primo angolo di muro, lasciandomi i fan di Renzi alle spalle.
....poco tempo dopo....e molte opere d'arte dopo....
All'ora di pranzo, sollecitato da Saso e ancor di più da Zupacchiotta, ho ricercato il chiosco di Orazio, al Mercato Nuovo, per assaggiare per la prima volta il lampredotto.
Ignorando il rantolo d'aiuto che il porcellino della famosa fontana mi ha rivolto (povero...schiacciato da decine e decine di turisti pronti per la foto di rito), ho scorto una fila impressionante che, stranamente, finiva proprio al chiosco del Lampredotto. Decine e decine di persone in fila.Centinaia di persone (come da foto che vi riporto sotto e ho scattato incredulo). Una fila insostenibile, tanto più che era almeno paragonabile a quelle che ingolfavano la salita alla Cupola del Brunelleschi ed al Campanile di Giotto. 
Rassegnati, avendo già rifiutato le due file per cupola e campanile, abbiamo naturalmente abbandonato anche quella del lampredotto. Perché sarà pure il "Michelangelo del lampredotto", ma per le nostre umili menti resta solo un pezzo di carne cotto e schiacciato in un panino e, per questo, non merita una fila paragonabile a quella che permette di godere delle meraviglie di Firenze.
----poco tempo dopo ...molte opere d'arte dopo....e tanta fame dopo....
Nei pressi della "Chiesa di Dante" (mmm....il turismo di massa è un dramma per l'arte!) un altro trippaio, immagino altrettanto buono (non ho pero' la prova), ha soddisfatto la nostra voglia di lampredotto e senza doversi fare una coda di ore.
All'ultimo boccone del panino (ah, il lampredotto mi è piaciuto tantissimo) ho scoperto l'acqua calda (come sempre), trovando un parallelo tra la folla di Renzi e quella di Orazio.
Cos'è che univa i due fenomeni?
C'era un punto in comune?
Naturalmente. 
La TV!
Se il lampredotto di Orazio non fosse stato la guest star di una puntata di "Unti e bisunti" di Chef Rubio, dubito che la fila sarebbe stata la stessa.
Così, se Mediaset non avesse pompato di proposito il fenomeno Renzi (per diretto interesse di Berlusconi),  e di conseguenza la Rai, dubito che il fiorentino sarebbe diventato il "miglior talento del PD".
Ma scoprire l'immenso potere di persuasione che la TV ha sugli esseri umani  è o non è scoprire l'acqua calda? Per me si ma, purtroppo, per la maggioranza degli italiani no.
Nei momenti di sconforto come questo, quello che faccio è andare a beccarmi quel famoso (ed ormai mitico) video in bianco e nero nel quale Pasolini parla del potere della TV (che tra l'altro all'epoca era agli albori)
Quanto ci manca Pasolini oggi!
Quanto servirebbe oggi il genio di Pasolini!

Vi lascio le foto della "folla di Renzi" e di quella del lampredotto.

(La folla di Renzi)

(ancora la folla di Renzi: se vi sembra poca, considerate che, al momento dello scatto, il "miglior talento della Sinistra" era già entrato nel palazzo da almeno mezzora.)

(ed ecco la coda al lampredotto:  peccato che nella foto non si veda tutta la coda (ne manca almeno metà!)


mercoledì 1 gennaio 2014

I DISCORSI DI FINE ANNO DI NAPOLITANO E BEPPE GRILLO

Ieri sera, come molti di voi, ho atteso l'ultimo istante per decidere quale dei due discorsi ascoltare, ma alla fine credo di aver fatto la scelta giusta.
Per inerzia, rassicurante e docile inerzia, sarebbe stato facile cedere al senso del dovere che alberga in ogni cittadino modello (inculcato o cosa?), rassegnandomi alle parole speranzose della più alta carica dello Stato.
Ma come resistere agli attacchi di ribellione anti-sistema che spuntano in ogni cuore coraggioso, vittima di un "sistema" ingiusto e scadente come quello che ci propina ogni giorno questa triste realtà?
Come resistere al fascino del discorso di mister spaccatutto, ex comico e neo arruffapopoli, moderna incarnazione in salsa genovese del Masaniello napoletano?
Frasi fatte e speranza a tutta forza o battute da scaricatore di porto e istinti reazio-rivoluzionari?
Mazzarino o Pasquino?
Arrivate le 20.30 senza aver trovato una soluzione al mio quesito, ho scelto di non decidere ed ho acceso contemporaneamente la TV e il pc. Purtroppo per Grillo, il suo sito deve essere andato giù (immagino crashato da milioni di contatti contemporanei) e, quando Napolitano aveva già salutato il popolo addentrandosi nella selva intricata dei "momenti difficili", del comico genovese neanche l'ombra.
Preso dal rimorso, ho spento anche la TV. Il mio "istinto dietrologico" stava già fomentando teorie della cospirazione, con hacker pagati dai servizi segreti per oscurare il sito di Grillo, quando la prima forchettata di calamaretti fritti ha asfaltato ogni altra pretesa civica del sottoscritto.
L'istinto primordiale del nutrirsi, sorretto dalla decisiva spinta del gusto insuperabile del mio piatto e, perché no, oliato da un bicchiere di vino buono, ha trasformato l'apparente cittadino informato/interessato in un supino e genuflesso adepto di Bacco.
L'ardua scelta dei "discorsi" si è riproposta verso le 23, infilatasi nello spazio cosmico che ha diviso il pesce spada al forno e l'altro dilemma esistenziale: prima la frutta o prima il dolce?
Alla seconda fetta di torta, contando su un margine di tempo rassicurante prima dell'ora zero (quella del "tanti auguri"), ho chiuso finalmente la partita.
Ho trovato i due discorsi su youtube e li ho ascoltati contemporaneamente.
Quello che ne è uscito, è stato un unico discorso nel quale mi sono riconosciuto completamente.
Un discorso nel quale si buttava l'occhio alla speranza, ma si chiedevano le dimissioni di tutti i politici (Napolitano compreso). Un discorso nel quale si chiedeva agli italiani di resistere, restando nel solco della Costituzione, ma anche di scendere in piazza per difendere a tutti i costi quella stessa Costituzione più volte violata dai politici.
Due discorsi diversi in tutto che, se ascoltati contemporaneamente, si fondevano magicamente.
Potevo ascoltare solo Napolitano, solo Grillo o nessuno dei due.
Li ho ascoltati insieme, trovando il modo finalmente di essere d'accordo con entrambi.